Marini accelera, ma è già rissa sull’adesione al Pse

da Roma

Il Partito democratico «va fatto subito per cambiare l’Italia», anche a rischio di perdere pezzi. In un’intervista a Repubblica Franco Marini invita le forze di centrosinistra a lasciarsi alle spalle ogni indugio per dar vita a un nuovo soggetto che possa «far uscire la politica dallo stallo della transizione cominciata con la caduta del muro di Berlino». Il presidente del Senato, però, dice «no» a un eventuale ingresso del Pd nel Partito socialista europeo: «Nel Pse non possiamo andare perché così facendo escluderemo dal progetto i cattolici».
Un invito, quello di Marini, ben accolto soprattutto nella Margherita. «La sua convinzione e determinazione su bipolarismo e Pd - spiega il prodiano Franco Monaco - fanno correre il pensiero al cammino fatto insieme. Conflitti compresi. E tuttavia un confronto utile e fecondo come dimostra l’approdo condiviso». Condivide anche Giorgio Merlo, convinto che per far decollare il Pd occorra «superare definitivamente le incomprensioni».
Il punto su cui pare esserci più d’un dubbio, invece, è quello della futura collocazione del Pd in Europa. Perché - spiega Bobo Craxi, segretario dei Socialisti e sottosegretario agli Esteri, «è giusto che Marini auspichi un nuovo Partito democratico di ispirazione cattolica, ma è altrettanto plausibile che altri pensino ad una nuova formazione che abbia come limpido riferimento la famiglia del socialismo». «Se davvero si costruirà una nuova forza politica progressista in Italia - chiosa il capogruppo della Rosa nel pugno alla Camera Roberto Villetti - mi sembra assai difficile che non si arrivi ad avere come riferimento la socialdemocrazia che è la principale forza riformista in Europa».
Il deputato ds Peppino Caldarola non nasconde il suo scetticismo sulla possibilità di costruire il nuovo partito e parla di «paletti legittimi non rimovibili». «A meno che - aggiunge - i Ds non rinuncino alla loro identità». E sulla riflessione del presidente del Senato disposto a rischiare di «perdere pezzi», è eloquente: vista la consistenza della sinistra Ds per Fassino «non si tratterebbe solo di pezzi». Ancora più netta la presa di posizione di Valdo Spini, membro dell’ufficio di presidenza della direzione nazionale dei Ds: «Chiedo al presidente D’Alema e al segretario Fassino di sospendere il processo di costruzione del Pd». La posizione ufficiale del Botteghino, però, è più aperturista. «Il progetto - spiega il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca - ha bisogno di una discussione approfondita sui problemi non ancora risolti ma che si possono risolvere insieme. Non chiediamo una adesione ideologica al socialismo ma un atto di realismo politico, il Pd non può prescindere da un rapporto con la principale famiglia progressista che è quella socialista».
Soddisfatto dall’accelerazione del presidente del Senato Romano Prodi. Una «giusta» sollecitazione - commenta il premier - che in un’ottica bipolare «non si può che accogliere con soddisfazione».