Marini: convincere Berlusconi per riuscire a evitare le urne

Il presidente incaricato avvia una lunga serie di consultazioni: dai partiti a Confindustria alle coop. Obiettivo: convincere Berlusconi. <strong><a href="/a.pic1?ID=238068" target="_blank">Caccia disperata ai voti centristi</a></strong>

Roma - Il senatore Calderoli ci scherza su: «Ma perché Marini non sente pure l’Arcigay?». In effetti la lista delle consultazioni del presidente del Senato è lunga come una novena: ieri ha cominciato con i partitini, domani continuerà con partitelli e medi (verdi, Pdci, Idv, Udc, Prc, e financo Repubblicani-Liberali-Riformatori). Con l’importante aggiunta del senatore Pietro Fuda (noto alle cronache come autore un famoso emendamento ad personam alla scorsa Finanziaria), in rappresentanza del Partito Democratico Meridionale: esiste anche quello. Poi il giro d’orizzonte si allargherà ben oltre i confini del Palazzo: Confindustria, Confcommercio, Confesercenti. La Lega delle cooperative, ma anche Confcooperative. Confartigianato, Cna, Confagricoltura. Poi i sindacati: Cgil, Cisl, Uil e per tenersi bipartisan pure l’Ugl. La Cei purtroppo non può essere convocata ufficialmente. D’altronde - spiega l’incaricato per rintuzzare le accuse di «fare melina» che gli arrivano dalla Cdl - dalla «società civile e organizzata» viene un «corale invito» a non andare al voto senza prima trovare «un’intesa sulla legge elettorale». Su cui sarà consultato anche il Comitato promotore del referendum elettorale.
Anche perché proprio il referendum è uno degli argomenti forti che Franco Marini conta di usare nel colloquio fondamentale per l’esito della sua esplorazione: quello con Berlusconi. Non si tratta dunque di prendere tempo, spiegano a Palazzo Madama: entro mercoledì, a una settimana dall’incarico, Marini chiuderà il suo giro e salirà al Colle. Si tratta se mai di rafforzare gli argomenti da mettere sul piatto per convincere Berlusconi che un «breve» rinvio delle elezioni e un accordo sul sistema elettorale serve anche a lui. Anzi, soprattutto a lui.

E Marini ci tiene a garantire che, finché il pallino sarà in mano sua, nessuna trappola sarà ordita ai danni del Cavaliere: lui è pronto a offrirgli di varare l’ultima bozza Bianco rivista e corretta da Forza Italia e Pd alla vigilia della crisi (che non prevede il 50% di uninominale, e dunque garantisce di poter andare al voto a giugno senza dover rifare la mappa dei collegi). Ad assicurargli che lui non tenterà mai quell’operazione di «autosufficienza» del centrosinistra per la quale preme D’Alema (recuperare qualche «consenso personale» tra i senatori e varare comunque un governicchio). E se Berlusconi desse l’ok al suo governo per la riforma, che gli eviterà di ritrovarsi tra i piedi il referendum tra un anno, con conseguenti sconquassi nella sua coalizione, otterrà anche il risultato di spuntare gli argomenti più aggressivi della campagna elettorale del centrosinistra. E potrà contare su un governo elettorale «non nemico», con la parola di gentiluomo di Marini che si voterà comunque tra l’8 e il 15 giugno. Basterà a convincere il Cavaliere?

Anche a Palazzo Madama sono scettici: sanno che Berlusconi ha già subìto lo «scherzetto del calendario» in passato, e stavolta sarà molto più guardingo. Ma la «missione non è impossibile», ripete Marini. Che, se non riuscirà a smuovere il Cavaliere dal «voto subito», è pronto a rinunciare. E a quel punto sarebbe ben difficile a Napolitano non sciogliere le Camere, e mandare in pista un altro incaricato (ieri si riaffacciava il nome di Amato) per un governo elettorale. Col rischio di trovarsi preso di mira dalla Cdl per la «forzatura» e di far arrabbiare sul serio Prodi.

Marini dunque pensa che il suo tentativo di convincere Berlusconi sarà l’ultimo. Né dà alcun credito all’ipotesi (dalemiana) di indire comunque il referendum elettorale, per far slittare il voto. E dentro il centrosinistra c’è già chi si lamenta per l’eccesso di fair play del presidente del Senato verso Forza Italia: «Non si sta impegnando davvero a evitare il voto, magari perché spera di restare presidente del Senato anche nella prossima legislatura... », insinua un senatore referendario dell’Unione. E aggiunge un sospetto: «Tirare in lungo le consultazioni può tornare utile anche al Cavaliere: perché se le elezioni anticipate slittano al 4 maggio, il referendum viene rimandato non al 2009 ma al 2010».