Marini e Bertinotti ora "congelano" le telefonate Ds sul caso Unipol

I presidenti di Camera e Senato contro il gip milanese che ha deciso di depositare le conversazioni coi vertici della Quercia: "Il parlamento dev'essere informato quando sono coinvolti dei politici"

Milano - Lo ripeteva da mesi a tutti quelli che la interpellavano: «Per me la discovery degli atti è già avvenuta, non c’è motivo di mantenere il segreto intorno alle intercettazioni di Unipol-Bnl». Incredibilmente, il muro di riservatezza ha resistito per mesi agli assalti dei cronisti sguinzagliati a Palazzo di giustizia, ma lunedì l’ultimo diaframma cadrà. Clementina Forleo ha deciso: la perizia con le 73 telefonate chiave dell’indagine più chiacchierata di questi ultimi anni verrà depositata in cancelleria. Si tratta delle conversazioni fra l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte e i big diessini Massimo D’Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre. Una mossa che scatena la guerra fra la magistratura milanese e il Palazzo. In tempo reale, i presidenti di Camera e Senato Franco Marini e Fausto Bertinotti scrivono una lettera al Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro: «La questione sembra coinvolgere le prerogative parlamentari di cui all’articolo 68 della Costituzione - ovvero la vecchia immunità parlamentare, oggi ridotta, ma fino a un certo punto -. Le chiediamo pertanto nella piena autonomia delle decisioni dell’autorità giudiziaria e alla luce del principio di collaborazione fra poteri dello Stato, di farci pervenire ogni utile elemento di informazione che possa fugare le preoccupazioni emerse in Parlamento». Lo scontro è innescato.

Finora di queste conversazioni si è molto favoleggiato, ma la blindatura della Procura per una volta non ha ceduto e gli interessati non hanno mai voluto divulgare i loro dialoghi. Dialoghi che più di un osservatore mette in relazione con l’improvvisa decisione del viceministro Vincenzo Visco di allontanare da Milano, nel luglio 2006, proprio gli ufficiali che indagavano sulla tentata scalata del colosso asicurativo bolognese a Bnl.

Ora il lavoro del perito sarà a disposizione di decine di avvocati. «Le paure della politica? Non sono affar mio», risponde la Forleo al quotidiano online Affaritaliani.it. La scelta di mettere a disposizione i colloqui di sei parlamentari, i tre diessini e altrettanti forzisti, arriva infatti dopo una complessa valutazione e un articolato ragionamento giuridico: per il Gip la legge tutela gli onorevoli rispetto alla utilizzabilità intesa come «categoria che attiene alla valenza probatoria dei dati processuali e non alla loro conoscenza e conoscibilità». In poche parole, secondo il giudice milanese, il Parlamento stabilirà cosa fare di queste intercettazioni, ma c’è un altro livello, precedente, che sfugge al controllo delle Camere. Le 73 telefonate non sono state giudicate penalmente rilevanti dai Pm di rito ambrosiano, ma gli stessi magistrati vorrebbero utilizzarle in sede processuale. A questo punto, per la Forleo, si esce dalla sfera di competenza del Parlamento. Anzi, il Gip lamenta che i Pm abbiano trasmesso, persino a lei, soltanto l’audio delle telefonate, con «integrali omissis» sui brogliacci. Per il Gip «questa scelta non è imposta dalla legge» e «se da un lato ha avuto la presumibile finalità di scongiurare fughe di notizie dall’altro impedisce a questo giudice una valutazione circa la rilevanza di tali conversazioni».

Insomma, la Forleo ha fatto trascrivere le registrazioni, le ha studiate e ora non può non far leggere alle parti e agli avvocati degli 84 indagati i risultati del lavoro di scrittura. Lunedì, dunque, il materiale potrebbe cominciare a circolare; nelle scorse settimane, invece, gli avvocati che volevano sentire i nastri dovevano seguire le rigidissime disposizioni impartite dai Pm: entrare in un’auletta del Palazzo di giustizia sotto la sorveglianza degli agenti di polizia giudiziaria, rassegnarsi ad ascoltare col divieto di fare fotocopie o anche solo di prendere appunti. Un apparato mai visto dalle parti del Palazzo. Ora le intercettazioni diventano semipubbliche. E si profila un braccio di ferro fra Milano e Roma. L’inchiesta sulla scalata a Bnl si arricchisce intanto di un nuovo capitolo. Secondo il pm Luigi Ordi ci sarebbe un pacchetto fantasma del 10% mai denunciato alla Consob.