Marini: "Legge elettorale, sì al sistema tedesco. I Poli dialoghino anche sulla Tv"

Il presidente del Senato invita Cdl e Unione a riprendere il confronto sulle riforme, ma quando difende Mastella e Rutelli per il volo di Stato al Gp di Monza, la platea alla festa dell'Udc lo fischia

Chianciano (Siena) - Il presidente del Senato, Franco Marini, promuove il modello tedesco come sistema elettorale cui ispirarsi per riformare l’attuale legge. Ospite della festa dell’Udc, Marini ha detto: «Partendo dal modello tedesco con gli aggiustamenti necessari, una soluzione si può trovare».

Dialogo fra i Poli Il presidente del Senato invita anche le forze politiche a riprendere il dialogo su tre grandi questioni: le riforme istituzionali, la legge elettorale e la riforma del sistema radiotelevisivo: «Sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale e sul sistema radiotelevisivo, il dialogo è una necessità per l’Italia. Speriamo ci sia la possibilità che le forze politiche non facciano esplodere questa bomba e dialoghino». Marini ha chiesto «uno sforzo per trovare i punti d’incontro nell’interesse del Paese. È una questione di buon senso, non di alta politica. Dopodiché potrà riprendere la dialettica tra i due poli per governare il Paese».

Difende Mastella e arrivano i fischi La difesa da parte del presidente del Senato, Franco Marini, del volo sul quale sono saliti Mastella e Rutelli per andare a vedere il gran premio di Formula 1 suscita la rabbia della platea della festa dell’Udc a Chianciano. Una raffica di fischi hanno accolto le parole della seconda carica dello stato che ha parlato di «polemica immotivata e priva di senso».

"Welfare, anomalo vedere ministri contro il governo" «Vedere i ministri del governo marciare contro il governo è un pochino anomalo», è la stoccata di Marini a proposito delle divergenge profonde sul welfare. La seconda carica dello Stato parla anche del no della Fiom al protocollo del welfare: «Non ha detto di no la Cgil, bisogna aspettare che cosa decidono le confederazioni che hanno indetto un referendum. L’intesa è positiva. Nulla è compromesso, c’è una dialettica forte ma è una normalità di rapporti tra governo e sindacati».