Marini: "Referendum? E' uno stimolo, ma è meglio che lavori il parlamento"

Il presidente del Senato: "Non sento nessun esponente politico che dica di voler andare a votare
con la legge attuale, se non altro perché riprodurrebbe la situazione che
viviamo"

Roma - Sulla riforma della legge elettorale "c’è un barlume di riavvicinamento" tra gli schieramenti impegnati in un dialogo su un nuovo sistema rispetto al quale "nessuno pensa di fare una nuova legge con una maggioranza risicata". Lo ha detto il presidente del Senato Franco Marini incontrando a palazzo Giustiniani l’associazione stampa parlamentare per la tradizionale cerimonia del Ventaglio prima della pausa estiva.

Marini ha rilevato come sia ormai "generale la consapevolezza della necessità di modificare la legge e non sento nessun esponente politico che dica di voler andare a votare con la legge attuale, se non altro perchè rischierebbe di riprodurre la situazione che viviamo". La seconda carica dello Stato non ha nascosto la sua scarsa propensione verso l’istituto referendario: "Non mi hanno mai trovato - ha detto - favorevole ai referendum. Se ora dicessi una cosa del genere sarei opportunista. Io sono per la via parlamentare: prendo atto della valutazione dei cittadini, le firme ci sono e ora il referendum può essere uno stimolo".

"Pensioni, sarà dura ma ce la faremo" "Sarà dura, non c’è dubbio che il dibattito sarà forte, ma occorre trovare una via per evitare la rottura". Così risponde Marini a chi gli chiede delle difficoltà della maggioranza sulla riforma previdenziale che potrebbero diventare di particolare ostacolo quando il dossier pensioni approderà a palazzo Madama. Marini non nega, dunque "le difficoltà" ma mostra anche ottimismo e assicura: "Con il nostro lavoro ce la faremo".