Marini: servono riforme Basta ostilità tra i Poli

D’Alema rilancia il sistema tedesco La Cdl: la tregua è impossibile

nostro inviato a Capri (Na)

La platea non poteva essere più adatta. Perché Confindustria è da tempo a favore di intese bipartisan e ha piazzato le riforme al primo posto dell’agenda. Fatto sta che il primo giorno del XXII convegno di Capri dei giovani imprenditori è diventato la rampa di lancio di tutti gli appelli a favore di un patto Unione-Cdl sulla legge elettorale. Della risposta al no di Silvio Berlusconi a un’intesa sul sistema tedesco, si sono fatti carico il presidente del Senato Franco Marini e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Anche il presidente uscente dei confindustriali-junior Matteo Colaninno ha fatto capire che le aziende più che al contenuto delle politiche economiche (citate le luci e ombre della Finanziaria e il protocollo sul Welfare da non modificare) in questo momento di incertezza preferirebbero che si puntasse a un sistema politico semplificato e stabile.
In questo senso serve il Partito democratico, ma soprattutto serve «una riconciliazione: la politica deve trovare dei punti di intersezione». Il luogo di incontro non può che essere le riforme. Lo fa capire chiaramente Marini, ammettendo la «precarietà» di una «maggioranza limitata e a volte non chiaramente riconoscibile» in Senato. La cura è «una sospensione delle ostilità» per «introdurre cambiamenti». Concetti ripresi da D’Alema che vorrebbe cogliere come «un’opportunità» il senso di assedio dei partiti (l’effetto Grillo) per mettere mano a una piccola riforma istituzionale e alla legge elettorale, che dovrebbe ricalcare sistemi sperimentati in altre democrazie.
Come il sistema tedesco, sul quale il segretario di Rifondazione Franco Giordano non nega di avere avviato un confronto con altri partiti e che Fabio Mussi di Sd approva senza esitazioni. La mano tesa di Marini e D’Alema non ha convinto gli esponenti del centrodestra a Capri. Non Maurizio Gasparri di An: «Sospendere le ostilità? Non vedo come si possa andare in soccorso a chi si sta preparando a smantellare la legge Biagi e la riforma delle pensioni». E nemmeno Angelino Alfano (Fi): «Perché non ci hanno pensato nel maggio del 2006». Risposte dello stesso tono anche fuori dall’isola. Il leghista Roberto Calderoli esclude l’ipotesi di un blitz che coinvolge anche il Carroccio. E il portavoce di An Andrea Ronchi che conferma la storica contrarietà del partito di Fini al sistema proporzionale con lo sbarramento e la fiducia costruttiva. Forza Italia si premura anche di fermare sul nascere tentativi di favorire l’iter della legge. «Sarebbe grave se il dibattito venisse trasferito dal Senato alla Camera», ha commentato il vice coordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto. Un altolà arriva anche da Antonio Di Pietro. Dopo le riforme, «anche se ci piace governare bisogna tornare al voto». Argomenti che possono paralizzare anche i più convinti volonterosi.