Mario Biondi, un buon cocktail soul con profumi brasiliani

Il cantante siciliano con la voce alla Barry White pubblica "If". Esce domani ma è già disco di platino in prevendita

Nel 2004, con lo pseudonimo «Was a Bee», s’inventò un brano per il mercato orientale che, casualmente, divenne un megasuccesso in Inghilterra. Ma poi guarda gli scherzi del destino! Quella stessa canzone si trasformò in This Is What You Are, raffinato tormentone soul che lanciò Mario Biondi, siciliano dalla voce scura, torbata e potente che ricorda il miglior Barry White. «È la mia condanna essere accostato per il timbro vocale a White - scherza Biondi - e non posso nemmeno lamentarmene perché è una grande star; però io con la disco music non ho mai avuto a che fare».

Col suo canto basso e virile ha inciso due album (Handful of Soul e il live I Love You More) con cui ha guardato le star dall’alto della classifica conquistando tre dischi di platino, ed ora pubblica If, nuova raccolta di ballate che esce domani accompagnata da 70mila copie piazzate in prevendita. «È una buona partenza, ma guai a esaltarsi. Stavolta ho scelto un’etichetta indipendente, quella di Renato Zero, per vedere cosa posso fare con le mie forze». Intanto è riuscito a ottenere l’aiuto di Burt Bacharach, mica uno qualunque, e del glorioso violoncellista brasiliano Jacqués Morelenbaum. «Io mi considero un operaio della musica, e mi stupisco quando riesco a convincere un autore come Bacharach o un artista come Morelenbaum a lavorare con me. Per incidere con Morelenbaum e col chitarrista Ricardo Silveira sono volato a Rio; nel disco c’è profumo di Brasile, un Paese magico e fonte di ispirazione continua per le mie ballad». Biondi infatti non sta a guardare, prende in mano la penna e per la prima volta firma la maggior parte dei brani del cd. «In Handful of Soul c’erano molte cover, qui ci metto la faccia in prima persona». E i pezzi - da Love Dreamer a Cry Anymore a Blackshop - fondono il recitativo e il fraseggio funky soul con lo slancio lirico mediterraneo. Tra le cover l’elegante e impegnata Winter In America di Gil Scott Heron e la versione inglese di E se domani (I Know It’s Over di Carlo Alberto Rossi, uno degli autori italiani più visitati da Biondi). Non è facile cantare il soul senza incappare in paragoni con la grande tradizione nera. «Io mi rifaccio al soul degli anni Sessanta, quello di Ray Charles, Bill Withers, Otis Redding, e all’esplosivo funky degli Earth Wind & Fire. Oggi si parla a sproposito di soul e jazz, ingredienti buoni per tutte le ricette, ma io il soul lo sento davvero». Intanto farà un cameo nel prossimo album di Baglioni e progetta «duetti con artisti gospel soul» e con la scatenata Chaka Khan.