Mario Lupo, il partigiano cancellato dalla Resistenza

Mario Lupo, il partigiano scomparso. Uno dei tanti buchi neri nella storia della Resistenza. Storie oscure come l’agguato in cui fu ucciso il capitano Ricci a Lenno sul lago di Como o l’esecuzione del partigiano Facio in Lunigiana, da parte degli stessi compagni di lotta.
Mario Lupo, ex ufficiale dei Lancieri di Montebello, fin dall’autunno del 1943 era a capo della formazione partigiana «Morbidoni» aggregata alla Brigata garibaldina «Gramsci». La banda di Lupo operava tra la provincia di Rieti e la Valnerina, e nel ’44 si distinse, tra l’altro, nella cosiddetta «battaglia di Poggio Bustone» del 10 marzo 1943, uno scontro fra partigiani e Gnr, cui seguì l’eccidio di undici militi e di tre civili. Per rappresaglia i tedeschi incendiarono il paese.
Il 25 marzo 1944, Lupo alla testa della sua banda attaccò un magazzino tedesco nei pressi di Morro Reatino. E questa è l’ultima notizia che si ha di lui. Poi Lupo scomparve dal teatro d’azione, ma anche dai resoconti, dai diari, dalle memorie della Resistenza. Svanito nel nulla. Ha cercato di ricostruirne la figura e le vicende il ricercatore Pietro Cappellari, che per l’Istituto storico della Rsi sta ricomponendo il complesso e cruento quadro della guerra sull’Appennino centro-meridionale. Ma del comandante Mario Lupo, che pure è citato come capo del battaglione «Morbidoni» negli archivi dello Stato maggiore, nessuna traccia. C’è solo l’inquietante particolare del commissario politico comunista Alfredo Filipponi che alla fine di marzo promuove a comandante del «Morbidoni» il partigiano Emo Battisti. E Lupo?
Il 6 aprile 1944 Filipponi scrive nel suo diario di sospettare che Lupo «sia caduto in combattimento oppure fatto prigioniero», dopo il grande rastrellamento italo-tedesco che infuriò dall’Umbria al Reatino ai primi d’aprile. Ma il suo corpo non fu mai trovato fra quelli dei partigiani caduti, mentre una relazione della Gnr di Terni del 25 maggio lo indica come vivo e al comando di una banda nel Ternano.
Ancora più inquietante il fatto che, a guerra finita, nessuno lo ricordò più né lo propose per riconoscimenti alla memoria. Neppure Filipponi che fu a capo della commissione per il riconoscimento dell’attività partigiana. Secondo la testimonianza di alcuni partigiani nel corso di uno dei processi del dopoguerra sulle efferatezze dei «garibaldini», Lupo «si eclissò». Temeva per la sua vita? Eppure era noto il suo coraggio. Non fu ucciso dai fascisti né dai nazisti. Chi lo uccise? Circolava voce che Lupo si fosse opposto alla fucilazione di prigionieri fascisti. È questa la causa della scomparsa e della damnatio memoriae?