Mario Venuti: «Canto solo con la mia chitarra»

All’inizio degli anni Ottanta nasce il cosiddetto nuovo rock italiano. Tanti gruppi, entusiasmo, idee. Tra le band che sbucano dalle cantine i Denovo, che nell’82 si piazzano al secondo posto del Festival Rock Italiano di Bologna dietro ai Litfiba. Pop rock quello dei Denovo, che si spande fino al Festival di Sanremo prima di sciogliersi nel 1990. Dalle ceneri della band emerge Mario Venuti, cantautore eclettico che mescola nel suo stile ballate melodiche, schegge di pop inglese, un pizzico di rock e l’infatuazione per i ritmi e i colori brasileiri. Dalle collaborazioni con Carmen Consoli al recente album Magneti al nuovo dvd Materia viva registrato al Teatro Antico di Taormina, Venuti cambia di nuovo direzione e approda domenica al Blue Note con il «Sulu tour» (che significa solo in siciliano), che lo vede impegnato in versione minimale e folk per sola chitarra acustica e voce. «Non è la prima volta che suono acustico, ma stavolta è una vera e propria tournée pensata solo per chitarra e canto, un progetto organico che vorrei segnasse un salto di qualità nella mia carriera».
Come mai questa scelta proprio oggi?
«Oggi si è quasi obbligati a suonare brani veloci, a mettere un vestito pop alle canzoni per garantire loro il passaggio radiofonico. Anch’io lo faccio, ma in questo mondo che urla c’è bisogno di sussurrare, di meditare, mi ricollego alla grande tradizione dei nostri menestrelli, come il grande Modugno. Penso che questa dimensione morbida e un po’ dimenticata possa giovare alla forma-canzone».
Quindi un ritorno alle radici italiane?
«Non tradisco i miei amori, i Beatles e il pop inglese. Ma nel mio background c’è molto altro. C’è Caetano Veloso e la bossa nova ma anche cantautori italiani come Roberto Murolo. La sua ’O sole mio è una delle più belle ballate che io abbia mai ascoltato; lui proponeva quadretti di grande classe, senza retorica, ed è ciò che vorrei fare io nel mio concerto».
Ci saranno sorprese nella scaletta?
«Molti dei miei successi, ma anche i pezzi meno noti, riarrangiati in veste intimista. Qualche cosa dei Denovo e poi qualche tango di Carlos Gardel, una bossa di Jobim, un omaggio a Rosa Balistreri e altre cose ancora. Tra cui Vacanze romane di Antonella Ruggiero, per cui scrissi Echi d’infinito che vinse la sezione donne del Festival di Sanremo nel 2005. È un omaggio ad Antonella».
I Denovo sono solo un bel ricordo?
«Vivono in me, nei brani con cui ne rileggo la storia. È stato un periodo stupendo, che mi ha insegnato molto».
Meglio però fare il solista?
«Non so, in fondo non sono mai solo, questa è la prima volta. Perché suono spesso con gli Arancia Sonora, e comunque sia il nostro gruppo di lavoro è una équipe, una squadra».
Nel suo stile ormai ci sono più influenze sudamericane che pop rock.
«Dai miei primi viaggi in Brasile il ritmo di quei luoghi è entrato in me spontaneamente, non è una cosa pianificata a tavolino. Veloso, Joao Gilberto mi hanno aperto nuove strade».
Mario Venuti
Blue Note via Borsieri 37
domani e lunedì ore 21
ingresso 15-20 euro