Una marionetta in scena «È la parodia del potere»

Baccari: «Un taglio fiabesco per i personaggi di Alfred Jarry»

Sergio Rame

Della nudità umana fanno inorridire le grette ambizioni, i biechi moralismi e l’arrivismo incondizionato. Tutto il resto sono grottesche contraddizioni. In anteprima nazionale il teatro Leonardo (via Ampère 1, 02-26681166) ospiterà, fino al 25 giugno, i subumani personaggi di Alfred Jarry.
Ubu Re, diretto da Susanna Baccari e Claudio Orlandini, è una marionetta mostruosa che Jarry presentò nello spettacolo omonimo andato in scena nel 1896 al Theatre de l’Oeuvre e, già allora, considerato anticipatore del teatro dell’assurdo. Un evento spartiacque che divide profondamente il teatro naturalista dal nuovo teatro simbolista: una parodia pungente e grottesca sul mondo dei potenti, un’opera dissacrante, rivoluzionaria, priva di qualsiasi psicologismo ma capace di scardinare le regole del teatro romantico e borghese. Ubu è un personaggio abnorme. Una figura che rivela la sconcertante nudità del meccanismo dittatoriale e totalitario: la dimensione eroica e oscura del principe machiavellico scompare, così, per svelare tutta la vacuità infantile e feroce della violenza dei rapporti di potere.
Attraverso il tradimento e il massacro della famiglia reale, Padre Ubu - avido, senza mediazioni, crudele, gran divoratore di cibo, vigliacco senza pudori e traditore senza rimorsi - elimina fisicamente (con molta leggerezza) l’intera nobiltà, la finanza e tutta la magistratura, divenendo da oscuro personaggio un nobile polacco. Avendo sterminato tutti compreso qualche colpevole, può quindi indossare indisturbato l’abito austero dell’uomo morale e normale.
Ma la statura di Padre Ubu non può certo essere definita «normale»; nella sua taglia enorme porta il sintomo più esplicito della sua ignota ascendenza, la pancia è di7pinta con il provocatorio bersaglio che è meta finale di tutte le sue brame. I personaggi che irrompono sulla scena sono degli antieroi, esagerati, grotteschi e contraddittori, una specie di razza subumana che si distingue dal resto dell’umanità anche per il vivo spirito comico capace di cogliere la realtà attraverso l’estrema caricatura del vivere. «La recitazione degli attori, la loro fisicità, il taglio fiabesco, la ritmica da burattino e la meccanizzazione del corpo - spiega la Baccari - ci hanno permesso di arrivare dentro il mondo di Jarry con leggerezza e spirito ludico senza dimenticare la drammatica attualità degli argomenti che l’opera stessa affronta». Il palcoscenico diventa così una vera e propria «discarica umana» dentro alla quale ciascun personaggio si svuota del proprio pudore e di ogni forma di falso moralismo per poi rivelare quanto sia irresistibile la seduzione del potere. «Abbiamo a che fare con dei personaggi che sono un insieme di brandelli di storia, un’accozzaglia di cose, un mondo di rifiuti», spiega Orlandini.
In questo non-luogo, sapientemente creato da Carlo Sala, attore e oggetto lavorano insieme in un’inarrestabile trasformazione di se stessi e dello spazio, vagabondando in luoghi reali e metaforici e svelando al pubblico che la forza del dramma sta fuori dall'opera. Vive nell’inquietante realtà che ci circonda.