Marionette nei quadri viventi

Irene Liconte

Una frotta di pulcini nelle uova non ancora dischiuse si esibisce in una danza graziosa e frenetica nello scenario magico di Piazza S. Matteo: è uno dei dieci affreschi viventi dello spettacolo «Quadri di un'esposizione» dall'opera di Modest Musorgsky, interpretati da marionette tra musica e gestualità, in scena stasera e domani alle 21.15. Ospiti internazionali di Lunaria, con la promozione dell'assessorato allo spettacolo del Comune di Genova, saranno i componenti della Compagnia delle Marionette Viventi di Ekaterinburg, diretti da Alexander Borok e Serghey Plotov.
Musorgsky fu un musicista romantico, ostile all'emulazione di modelli culturali occidentali, caldeggiata invece da Tchaikovsky, e si impegnò per perpetuare, nei suoi lavori (celebre «Una notte sul Monte Calvo»), le leggende e le melodie russe. Al suo amico Victor Hartmann, pittore e architetto, morto a soli 39 anni, fu dedicata un'esposizione postuma nel 1873: proprio alcuni di quei bozzetti e dipinti ispirarono la suite per pianoforte di Musorgsky, brillantemente adattata per orchestra da Maurice Ravel nel 1922. Questa «fantasia teatrale» tocca l'Italia dopo quasi dieci anni di rappresentazioni: nel '97, infatti, i burattini di Andrey Ephimov furono insigniti del premio «la maschera d'oro», il più prestigioso riconoscimento russo nel settore.
E le «star» dello spettacolo saranno proprio sessanta marionette di Ephimov, di grandezza naturale e dai costumi fantasmagorici, animate dall'abilità di Evgheny Sivko; a tre personaggi in carne e ossa, Colombina, Arlecchino e Pierrot (Alessia Volkova, Gherman Varfolomeiev e Maxim Udintsev), sono affidati gli intermezzi tra un quadro e l'altro. In scena rivivranno personaggi delle fiabe russe: come la «Baba Yaga», la strega che abita in un orologio a cucù sorretto da zampe di gallina, che Musorgsky immagina mentre vola dentro il suo mortaio macinando ossa umane, per rintanarsi poi nella sua capanna incantata, sul ritmo di una musica pacata e minacciosa. E come lo «Gnomo», ispirato a uno schiaccianoci intagliato da Hartmann, un malefico, piccolo essere dalla lunga barba che vaga insidioso nel bosco. Dal folklore alla vita quotidiana: «Samuel Goldenberg e Schmuyle», due Ebrei polacchi, l'uno ricco ed obeso, l'altro piagnucoloso e coperto di cenci, «estratti» da due distinti dipinti di Hartmann, si incontrano e dialogano nell'opera del musicista, fino a che la voce grave del primo soffoca quella stridula del secondo; in «Bydlo», il caratteristico carro dei contadini polacchi, pesantissimo e dalle ruote molto alte, la musica evoca e sprona lo sforzo di uomini e buoi per trarre il carro fuori dal fango. Altri quadri rievocano il soggiorno di Hartmann in Francia: «Limoges» è l'affresco di un giorno di mercato; in «Tuileries» una ridda di bambini vocianti giocano nei giardini parigini. Commosso ricordo dell'amico morto sono i due temi «Catacombe» e «Cum mortuis in lingua mortua».
La malinconia si affievolisce nell'atmosfera serena del «Vecchio castello», acquarello eseguito da Hartmann in Italia, in cui la rievocazione di un passato mitico è affidata al dolce suono del liuto di un menestrello. E la storia contemporanea si affaccia ne «La grande porta di Kiev»: lo zar Alessandro II nel 1866, a Kiev, scampò miracolosamente a un attentato; per commemorare l'evento, decise di far costruire una maestosa porta alle soglie della città. Il progetto non fu mai realizzato, ma il bozzetto di Hartmann, un complesso monumentale con un arco modellato come un elmetto militare russo e un'imponente torre campanaria, ispirò le note trionfali e i rintocchi festosi che chiudono l'opera di Musorgsky.