Il marito di Maria: «Hai ucciso Mirko ma io ti perdono»

Ieri prima visita nell’ospedale psichiatrico dove è ricoverata la moglie rea confessa di infanticidio

Nino Materi

Esistono domande a cui è difficile rispondere.
Ad esempio: c’è un motivo che possa «giustificare» (in parte o del tutto) la fine dell’amore tra marito e moglie? Il tradimento, la violenza, i continui litigi, la mancanza di stima e chissà quante altre ragioni: situazioni abbastanza «normali», pur nei loro aspetti di patologia familiare.
Ma quando un padre o una madre arriva a uccidere un figlio, sarebbe comprensibile che il genitore «innocente» odi per il resto della vita quello «colpevole». Non è così.
Può accadere infatti che un marito al quale la moglie ha ammazzato il primogenito di pochi mesi, decida di «perdonare» e di «continuare ad amare» la «propria metà».
Quella moglie assassina il marito, Christian Magni, 31 anni, l’ha definita così: la «mia metà». Aggiungendo subito dopo che lui Maria Patrizio, 29 anni, seguiterà ad «amarla» perché l’ha già «perdonata». Lei è la giovane mamma di Casatenovo (Lecco) che un mese fa ha tenuto sott’acqua nel bagnetto di casa la testa del piccolo Mirko fino ad annegarlo, inscenando poi una rapina buona solo per dar forma ai fantasmi della mente. Mostri che non spaventano Christian, tanto che ieri, per la prima volta dopo l’arresto della «sua» Maria, ha deciso di incontrarla in carcere.
Un faccia a faccia angosciante, dove le parole sono uscite lentamente e con grande fatica di entrambi. Proprio come era accaduto all’indomani dell’arresto della donna, quando il marito raggiungendola nella caserma dei carabinieri non era riuscito a dire nulla se non «comunicare» attraverso le lacrime di un pianto dirotto; anche Maria non era stata capace di proferire verbo, limitandosi a martoriarsi mani e capelli con carichi di disperazione. Ieri no. In una saletta disadorna dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, i due si sono guardati negli occhi a fatica; ma finalmente la frase che Maria sperava di sentirsi dire è arrivata: «Ti perdono e continuerò a starti vicino». Anche se... Anche se Mirko è morto. Anche se Mirko è stato ucciso.
Maria ha confessato tra mille «non ricordo» che - se un giorno dovessero diventare dei chiari «ricordo» - la spingerebbero in un pozzo nero. O, chissà, in un labirinto di luce.
L’incontro tra marito e moglie è avvenuto a venti giorni dall’arresto, quando la donna confessò di aver ammazzato Mirko. Maria, secondo le testimonianze di chi le sta accanto, «continua ad essere confusa». Ma ora, curata nel reparto Arcobaleno, insieme a tante altre mamme che hanno compiuto lo stesso terribile gesto, ha ripreso a mangiare. È sottoposta a una cura farmacologica ed è seguita costantemente da uno psicoterapeuta.
Ieri è iniziata per lei la perizia psichiatrica. Sarà lunga e tormentata.

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