Il marketing politico parla nuove lingue

A proposito di dialogo. Si stanno moltiplicando in tutta Italia - Milano inclusa - convegni, congressi e manifestazioni sull’immigrazione, dove le parole d’ordine sono «dialogo», «convivenza», «tolleranza» e via elencando (la questione, come dicono gli inglesi, è up to date). La cosa curiosa è che questi eventi sono in genere così strutturati: agli incontri multietnici e multicolor organizzati dagli italiani partecipano pochi immigrati e sempre gli stessi (gli altri, la maggior parte, hanno poco tempo da dedicare ai dibattiti perché devono lavorare come Stakanov per guadagnarsi il pane); per contro, agli eventi organizzati dagli immigrati (sempre gli stessi), gli italiani che partecipano si contano sulle dita di una mano (e sono sempre quelli). Morale: più che un dialogo sembra un monologo.
A proposito di Sarkozy. Nell’esecutivo snello e bipartisan di Sarkozy brilla il volto di Rashida Dati, neoministra della Giustizia nonché eroina dell’integrazione di successo. Com’è la situazione in Italia? Anche da noi si sta aprendo il marketing politico rivolto alla classe degli «italo-stranieri». Un esempio tra tutti è il neo-nato partito «Nuovi italiani - Partito immigrati», che si ispira alla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. «Si tratta di un soggetto multiculturale, multietnico e multireligioso - ha spiegato il presidente Mustapha Mansouri - che intende dare rappresentanza agli immigrati nel processo di sviluppo italiano, tracciando la strada per una grande e vera integrazione e convivenza sociale». Gli ideatori sono extracomunitari di varie nazionalità. Riusciranno ad andare d’accordo?