Marketing, pubblico e panini alla cipolla Ecco perché il calcio inglese ci ha umiliati

nostro inviato a Manchester
Sostiene Javier Zanetti che vincere il campionato italiano è come trionfare in Champions League. Detto dopo una partita in cui hai giocato alla pari con i campioni del mondo e quasi quasi ce la facevi, la cosa può essere perdonata. Ma non può certo essere accettata, anche perché - prima di tutto - bisognerebbe che lo scudetto fosse equiparabile al titolo in Premier League. E invece non lo è, affatto. Insomma a Manchester erano di fronte la prima del campionato inglese con 7 punti di vantaggio e la prima della Serie A con altrettanti 7 punti di vantaggio, ma non c'era similitudine sul campo e soprattutto fuori. E alla fine, visto com'è andata anche per Juve e Roma, resta la solita domanda: perché vincono sempre loro?
Facile rispondere, direte voi: i soldi. Ma non è questa la realtà, anche perché se volessimo per esempio equiparare le presidenze calcistiche di Roman Abramovich e Massimo Moratti, le differenze sono come quelle del giochino sui giornali: da trovare con la lente d'ingrandimento. Insomma, non ci sono solo magnati russi, americani o arabi, c'è invece un Progetto, partito qualche anno fa e che ora dà risultati devastanti, deviati solo per chi - come il presidente della Fifa Blatter - si preoccupa solo della geografia politica. Come ha detto Josè Mourinho in una delle più lucide conferenze stampa della sua storia all'Inter, per primeggiare in Europa ci sono due modi: «O si spendono tanti soldi, e non è più il caso, o si fa una programmazione». Appunto la seconda.
E allora: perché il nostro campionato, le nostre società, sono così indietro? Perché Manchester, Liverpool, Chelsea e Arsenal sono ai quarti di Champions league, mentre Inter, Juve e Roma se la vedranno in tv? Basta fare una trasferta come quella all'Old Trafford per capirlo: piccoli segnali, banali magari, ma determinanti. E che il clima sia ormai diverso lo si capisce non solo dall'insopportabile odore di salsicce e cipolla che ti accompagna alle porte del campo: è tutto quello che c'è intorno che conta. Lo stadio intanto: quello del Manchester United è antico ma è stato ristrutturato come un gioiello per il massimo confort dei tifosi. Alla vigilia del match la gente è fuori a bersi tranquillamente una birra, perché basta lo sguardo di un poliziotto a cavallo per farti capire che non è aria. A un quarto d'ora dal fischio d'inizio poi le tribune sono ancora semivuote, fino a riempirsi magicamente in un attimo perché non ci sono prefiltraggi né tornelli che tengano e neppure cacciatori di biglietti gratis o amici degli amici che possono intralciare lo spettacolo. Dentro poi non ci sono club o ultrà, pochi striscioni e solo cori. E mi raccomando attenti, perché poi capita che se per caso ti viene da insultare la squadra avversaria vieni preso, portato in cella di detenzione e successivamente bandito per almeno tre anni dal rivedere il campo dal vivo. Senza nessuno che strepiti in parlamento per difendere l'onore del proprio bacino di voti. Così poi alla fine anche perdere diventa meno doloroso, ce l'hai messa tutta in fondo e la gente lo sa, applaude.
Tutto questo mentre qui da noi si fanno grandi discorsi, per poi arrivare alle estenuanti riunioni di Lega Calcio - la Confindustria del pallone, no? - durante le quali, sul voto ponderato (importante, ma alzi la mano chi lo ritiene il punto focale che blocca tutta l’attività) si perdono mesi in litigi da assemblea condominiale. E il manager esterno? Ah no, quello adesso non serve più, tanto i prossimi diritti tv sappiamo come venderli: la società incaricata per farlo ha assicurato una cifra complessiva di 900 milioni di euro per il prossimo triennio, in Premier league lo stesso periodo è già stato venduto per un milione e 700mila euro. Senza ancora aver incassato i diritti esteri e con il cambio che ha deprezzato la sterlina.
In pratica, ecco il Progetto: da una parte stadi privati e merchandising tipo lo store dello United che sembra il primo piano della Rinascente, dall'altra seggiolini arrugginiti e baracchini fuori dallo stadio che ti vendono le sottolicenze. Certo, poi loro hanno i soldi (ma Evra in Italia non giocava in serie C?), loro sono ricchi. Ma chissà perché, tornati da una trasferta così, non ti viene voglia di andare domenica allo stadio.