Marlon Brando rivive all’Oberdan

Da «Fronte del porto» a «Un tram che si chiama desiderio» e «Apocalypse Now»: il ricordo della Cineteca Italiana

Ferruccio Gattuso

Un anno senza Marlon. Come tutti i divi saliti sulla vetta della leggenda, riesce difficile pensare che non sia più tra noi: lo si vede lassù in cima, con la canottiera di Fronte del porto, a cavallo della moto ne Il selvaggio, nella toga di Marc’Antonio a sostenere che «Bruto è un uomo d'onore», o con quella faccia da schiaffi che faceva perdere la testa alle donne, sublime giocatore d’azzardo in Bulli e pupe.
Marlon Brando è stato, a giudizio di molti, il più grande attore di cinema dello scorso secolo. E non è che, per questo che viene, lo stanco carrozzone del cinema hollywoodiano abbia in serbo un erede in grado di far sbiadire il ricordo di un personaggio unico per virtuosismo ma anche per personalità. Scomodo, sempre: quando affrontava ruoli come l’imperiale e inquietante Corleone nel Padrino o rifiutava statuette per protestare contro il trattamento ricevuto dai nativi americani nel suo paese.
Lo Spazio Oberdan non dimentica, quindi, e a poco più di un anno dalla scomparsa di Brando, avvenuta l’1 luglio 2004 (era nato il 3 aprile 1924 ad Omaha, nell’uggioso Nebraska) sforna un cartellone-omaggio a ricordo del grande attore. Ricordo di Marlon Brando, infatti, si intitola la rassegna che vedrà scorrere sullo schermo, dal 19 al 26 ottobre, tre pellicole che più di altre segnarono la carriera del divo americano. Fronte del porto (questa sera alle 21.30), Un tram che si chiama Desiderio (sabato 22, ore 17) e Apocalypse Now Redux (mercoledì 26, ore 21, l'ultima versione cinematografica voluta da Coppola del suo cult movie): sono questi i film che riporteranno il pubblico e gli appassionati al cospetto di un artista che aveva fatto del «metodo Stanislavksj» la leva per il proprio successo.
Tre volti e tre ruoli, questi, che possono ben spiegare le ragioni di un successo, oltre ad alcuni lati della personalità difficile, ribelle e intrattabile, di Marlon Brando. La rassegna avrebbe dovuto prendere il via venerdì scorso con Ultimo tango a Parigi, ma il ben noto sciopero anti Finanziaria ha cambiato i piani. A dare il via, quindi, sarà il capolavoro di Elia Kazan col quale Brando vinse l’Oscar come migliore attore protagonista (una delle otto statuette vinte in dodici nomination): datato 1954, il film di uno dei registi più talentuosi d’America (e ostracizzati, dopo la buia stagione del maccartismo nel quale Kazan avrebbe collaborato nella campagna anticomunista) vede
Brando nel ruolo di un ex pugile fallito che si trova a fronteggiare la cupola mafioso-sindacale del porto cittadino. Ovviamente, la storia fece alzare più di un sopracciglio tra i cosiddetti progressisti che vedevano macchiato, con questa storia realistica e drammatica, il santino dei sindacati. Nessuno dimenticherà mai Terry Malloy/Brando, picchiato a sangue, che si reca alla chiamata per lavorare al porto. Il film viene proposto allo Spazio Oberdan in versione originale con i sottotitoli italiani. L’ingresso agli spettacoli è di 5 euro, 3 euro per i possessori di cinetessera. Per informazioni ribolgersi alla Fondazione Cineteca Italiana, tel. 02.2900.5659.