Marmisti in crisi: ormai più cremazioni che sepolture

«Utili dimezzati, per le tombe si spende sempre meno. E c’è chi trova clienti in modo illegale»

Milano città grande, imponente, orgogliosa. Anche nelle monumentali costruzioni funerarie, ereditate dal gusto e dalla tradizione francese. Almeno fino a ieri. Perché in realtà anche Milano ha vissuto un mutamento di costumi, silenzioso ma costante, del quale ci si accorge oggi, quando ormai le conseguenze sono palesi e hanno trasformato la faccia di una parte della città. Una parte nascosta, a dire il vero, la più nascosta: i cimiteri, la casa dei nostri morti. Ma un mutamento che, in questo caso, rischia di mettere in crisi anche l'economia di un settore, quello dei marmisti.
È l'allarme lanciato dall'Associazione marmisti dell'Unione del commercio di Milano: ormai in città viene cremato il 60% dei defunti e per gli operatori del settore ciò significa una diminuzione del lavoro del 40%, che si traduce in un calo di utili del 50% negli ultimi due anni.
«Alla base di questo cambiamento - dice Alessandro Liuzzi, presidente dell'Associazione marmisti milanesi dell'Unione del commercio - ci sono ragioni economiche, ma anche sociali e culturali. Se un monumento arriva a costare anche 3.500 euro, con la lastra in marmo di un ossario difficilmente si superano i 200 euro».
Ma il problema vero è il cambiamento di mentalità. «Il culto dei defunti è progressivamente scemato con il passare delle generazioni - continua Liuzzi -. Un tempo non solo si andava molto più spesso al cimitero, ma si voleva che la tomba fosse degna di colui che doveva ospitare. Oggi invece assistiamo a un calo del sentimento di venerazione dei morti». Insomma, sono proprio definitivamente tramontati i tempi e lo spirito che ispirarono al Foscolo «I Sepolcri», l'inno alla memoria dei morti che si fa celebrazione della grandezza e della dignità di un popolo.
E i risvolti negativi di tutto ciò non sembrano solo economici, perché se il lavoro diminuisce, la lotta per accaparrarsi quello che resta diventa senza esclusione di colpi. Con il rischio di incorrere in situazioni, oltre che eticamente riprovevoli, anche illegali. «Capita che alcuni marmisti ottengano, non si sa come, i recapiti di persone colpite da lutto e li contattino telefonicamente per offrire loro i propri servizi - dice ancora Liuzzi - o che addirittura le avvicinino al cimitero, pratica ugualmente illecita». Insomma, vere e proprie azioni di sciacallaggio, che l'Associazione intende combattere creando nuove opportunità professionali, sia accogliendo tra gli iscritti anche aziende che si occupano di edilizia e arredamento, sia favorendo l'aggiornamento professionale di chi opera nel settore lapideo.