Il marocchino confessa: «Le ho sgozzate per gelosia»

LUCIDO Dopo aver ucciso l’ex compagna e la figlioletta di nemmeno due anni, si è ripulito ed è fuggito in Slovenia

Treviso«Sì, sono stato io. Ero geloso». Neanche un cenno di pentimento, solo la stizza di essersi fatto beccare al di là del confine. Quasi che questa giustificazione, la gelosia, autorizzasse Fahd Bouichou, 27 anni, a sgozzare una donna e una bambina che aveva da poco cominciato a chiamarlo papà.
La confessione spontanea resa nel carcere di Capodistria alla polizia slovena non ha alcun valore per la giustizia italiana, che però ha già provveduto a mettere in moto il procedimento di estradizione notificando il mandato di arresto. E, nonostante la cautela espressa dalla procura di Treviso, il marocchino dovrebbe essere portato nelle galere italiane tra pochi giorni.
A Castagnole di Paese, intanto, al dolore per la morte di Elisabetta Leder, 36 anni, e della piccola Arianna, non ancora due anni, si sta aggiungendo la rabbia nei confronti del loro carnefice. Altro che estradizione, qui vorrebbero venisse affidato direttamente ai concittadini delle due vittime. Ci penserebbero loro a eseguire la pena di morte auspicata, e in questo caso da molti condivisa, dal prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini. Ma la reazione delle viscere lascia presto il posto ai complimenti girati alla polizia di Treviso, in particolare al capo della squadra mobile, Riccardo Tumminia, per aver catturato il responsabile dell’efferato omicidio nel giro di trentasei ore.
Dalla deposizione resa dall’assassino alla polizia slovena è stato intanto possibile ricostruire con maggiore precisione quello che è successo nell’appartamento di Castagnole di Paese.
Il marocchino, dopo aver trasformato in un mattatoio quello che doveva essere un nido d’amore, è sceso in garage per cambiarsi gli abiti sporchi di sangue. Poi ha spento i cellulari per non farsi rintracciare, è salito sulla Skoda di Elisabetta ed è partito per Jesolo. Qui ha abbandonato l’auto ed è salito su un pullman di linea fino a Trieste.
Più lucido che disperato, Fahd Bouichou ha poi commesso un errore che risulterà fatale: ha telefonato in Marocco a una sorella. «Nega sempre tutto - gli ha raccomandato la donna in arabo - non devi assolutamente confessare». Suggerendogli anche di nascondersi e disfarsi di tutto ciò che lo poteva compromettere distruggendo le prove. Pensava che usare un telefono pubblico fosse una garanzia il nordafricano, ma non aveva fatto i conti con le intercettazioni predisposte dagli inquirenti sulle linee intestate ai parenti più stretti. In un baleno la polizia di Treviso ha allertato i colleghi giuliani e sloveni affinché intensificassero i controlli. Bouichou, intanto, aveva varcato il confine a piedi. Precauzione inutile: la sua corsa è finita nel carcere di Capodistria.
Ai genitori di Elisabetta, nel frattempo, la procura di Treviso ha concesso il nullaosta alla sepoltura della figlia e della nipotina. E dopo il funerale a Castagnole di Treviso si augurano che arrivi presto l’altra notizia molto attesa: il trasferimento nel carcere di Santa Bona, a Treviso, dell’assassino.