«Un marocchino m’ha stuprata» Ma stavolta è giallo

Bergamo, la vittima aggredita mentre saliva in auto. Nel racconto un «buco» di cinque ore

Carlo Quiri

da Bergamo

Ancora una violenza e sarebbe la settima donna stuprata in pochi giorni. Almeno stando a quanto ha denunciato la presunta vittima, un’operaia bergamasca di 48 anni, aggredita da uno straniero sotto casa, mentre stava salendo sulla propria auto. L'immigrato, lei sostiene un nordafricano, (marocchino per la precisione), l'avrebbe condotta in una strada di campagna a qualche chilometro di distanza e quindi violentata. Poi è fuggito con la vettura della vittima, il suo cellulare e i soldi. I primi a soccorrerla sono stati tre ragazzi della zona che passavano in auto. Ora è scattata la caccia all'uomo.
L'aggressione è iniziata a Bagnatica, nell'hinterland cittadino, la sera di venerdì 25 novembre. La donna, stando a quanto ha raccontato ai carabinieri di Grumello del Monte - era appena uscita di casa e stava salendo nella sua macchina, un'utilitaria, quando è stata avvicinata dall'immigrato. Lo straniero l'ha spinta in auto ed è entrato a sua volta, quindi si è messo alla guida portando l'auto in una zona isolata di Telgate, nei pressi del cimitero, lungo una strada che sbocca a Palazzolo, in provincia di Brescia.
A differenza di quanto accaduto a Bologna, sono stati alcuni passanti, tre giovani, a notare la donna sotto choc e ad accompagnarla all'ospedale di Calcinate. La donna, che presentava alcuni lividi, è stata medicata e dimessa con una prognosi di pochi giorni. Sotto shock, ha raccontato a fatica quanto accaduto. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Grumello del Monte e del nucleo operativo dell'Arma di Bergamo. Ma sulla dinamica dell’episodio gli stessi militari nutrono qualche perplessità. Esistono diversi punti oscuri. Secondo la testimonianza della vittima, il presunto aggressore l’avrebbe portata in giro per le strade della provincia per oltre 5 ore, almeno fino alle 2, quando, giunto a Telgate, avrebbe individuato una strada appartata e qui avrebbe consumato la violenza. Gli inquirenti stanno ora cercando di capire le ragioni di un lasso di tempo così lungo, e certamente anomalo, tra il momento dell'aggressione e quello della violenza. Inoltre, hanno anche disposto ulteriori accertamenti medici perché al momento, a parte il racconto della vittima, non è disponibile una certificazione medico-legale di quanto accaduto. L'auto rapinata alla donna è stata ritrovata a Gorle, un paese poco distante.
«Se il violentatore fosse uno del paese ci troveremmo di fronte a seri problemi di convivenza, a tensioni simili a quella della banlieu francese - dichiara Luca Feroldi, sindaco di telgate dal 1994 con una civica di centrodestra -. Nella drammaticità del caso, è una fortuna che nemmeno la donna sia di Telgate: qui la situazione è sempre pronta a esplodere».
Secondo quanto si è appreso, le sarebbero state anche mostrate alcune foto segnaletiche di nordafricani che vivono nella zona in cui è avvenuta l'aggressione e, forse ancora sull'onda dell'emozione, la vittima ha creduto in un primo momento di riconoscerne uno. È risultato però che, al momento dei fatti, l'extracomunitario si trovava in carcere. Al momento non vi sono neppure elementi che facciano ritenere sicuramente marocchino l'aggressore, come invece sostiene l’operaia.