Marocchino uccise la figlia adultera: 14 anni di carcere

La Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni di carcere per omicidio volontario nei confronti di Mohammed Lhasni, il marocchino di 54 anni che ha ucciso a calci, pugni e bastonate la giovane figlia Khaoutar «colpevole», una volta giunta in Italia, di avere una relazione extraconiugale con un connazionale. La ragazza era sposata in Marocco. Per i giudici della Corte di Appello di Venezia, con il pestaggio il padre «aveva inteso esercitare, sia pure esorbitando da ogni legittimo e ragionevole limite, la tutela matrimoniale». Per questo - con decisione confermata dalla Suprema Corte - è stata riconosciuta solo l’aggravante dei «motivi futili», mentre quella dei «motivi abietti» è stata esclusa perché il padre aveva agito per difendere l’istituto del matrimonio, riconosciuto dal diritto marocchino. Contro l’esclusione dei «motivi abietti» il Procuratore generale della Corte di Appello di Venezia ha fatto ricorso in Cassazione. In primo grado, il Gup del Tribunale di Padova nel giugno 2005 aveva riconosciuto entrambe le aggravanti. E il Pg voleva che si tornasse all’originario verdetto, ammorbidito in appello nel gennaio scorso. Ma per la Cassazione non si può sanzionare un delitto «contemporaneamente» per essere stato compiuto sulla spinta di un «movente» sia «abietto» che «futile».