Marocchino ucciso Identificato un killer caccia nel quartiere

Paola Fucilieri

Un regolamento di conti tra gente che si conosceva, anche se non si sa come e da quanto. Una vera e propria esecuzione portata a termine da quattro killer tra i quali, almeno uno, è una vecchia conoscenza tra i balordi extracomunitari del Corvetto, una faccia che per la polizia ha già un nome.
Non si vedevano da tempo a Milano fatti spietati come quello accaduto sabato pomeriggio in via dei Panigarola, casba milanese, regno di malavitosi arabi e slavi che occupano abusivamente squallidi appartamenti Aler. In uno di questi bilocali un marocchino originario di Rabat - Mounaim Abdel El Grini, 35 anni, irregolare e pluripregiudicato (aveva quindici alias ed era uscito di galera a novembre ) - è stato ammazzato con tre colpi di pistola sotto gli occhi della compagna incinta e del figlioletto di due anni.
Gli investigatori della squadra mobile stanno mettendo sottosopra il Corvetto alla ricerca di un albanese, l’uomo che avrebbe guidato il «commando». Il movente? Per ora non si esclude nulla. La vittima, un ex pugile alto più di un metro e novanta, aveva precedenti per spaccio di droga, armi, sfruttamento della prostituzione, furto e, secondo la moglie, prima di morire, ha riconosciuto i suoi assassini o uno di loro.
Non è detto però che lo «sgarro» che ne ha decretato la fine abbia a che fare con loschi traffici: il nordafricano - che proprio sabato mattina aveva litigato con un albanese - potrebbe semplicemente aver «offeso» la sensibilità di qualcuno che poi ha voluto fargliela pagare davvero cara.
«Ci muoviamo tra culture sconosciute - dicono gli investigatori della Mobile -. Uno dei killer è stato riconosciuto? Non è detto che riusciamo a trovarlo e ad imputargli l’omicidio».
Quando il «commando» di sei uomini arriva in via dei Panigarola a bordo di una station wagon scura sono le 17.45. Tutti slavi, quasi sicuramente albanesi, si camuffano con il cappuccio della felpa. Due attendono in auto con il motore acceso; gli altri, armati di una pistola, raggiungono il bilocale dove il marocchino vive abusivamente da più di tre anni con la compagna Hanan, 31 anni di Casablanca, e i loro figli: Sara, 3 anni e Bader, due, ma in quel momento la bimba è ospite di vicini di casa.
Quando entrano in casa, spacciandosi per poliziotti per farsi aprire, il marocchino si mostra sorpreso dal quell’irruzione, ma - come racconterà poi la compagna ai poliziotti - mostra di riconoscerli. Mounaim si guarda intorno, atterrito, vorrebbe fuggire, ma i killer lo picchiano, lo portano in camera da letto, lo malmenano di nuovo, lo fanno inginocchiare e poi lo ammazzano, sparandogli un colpo alla tempia sinistra, uno a quella destra, l’ultimo al cuore con la pallottola che esce dalla spalla sinistra.