Marocchino violenta una romena segregandola per ore in un garage

Segregata e stuprata per ore e ore. È l’incubo vissuto martedì notte da una giovane romena, che alla fine è riuscita a liberarsi e raccontare la triste vicenda. Per la violenza sessuale della ragazza, di appena diciotto anni, è stato fermato M.A., un marocchino di trentotto, bloccato dalla polizia.
Teatro della vicenda un box auto in via dei Gelsi, a Centocelle, che lo straniero aveva adibito ad abitazione. I due si erano conosciuti la stessa sera, un normalissimo approccio tra giovani. M.A., che è in Italia da diversi anni e si mantiene facendo lavori saltuari, aveva abbordato la ragazza per strada e poi l’aveva invitata nel locale a sua disposizione.
La vittima ha raccontato agli agenti delle volanti, coordinati dal dirigente Mario Spaziani e agli uomini del commissariato Prenestino, competente per territorio, che una volta all’interno del garage il nordafricano, inizialmente gentile ed educato, ha cambiato immediatamente atteggiamento. L’uomo, infatti, ha aggredito la diciottenne, picchiandola e, sotto la minaccia di un coltello, di quelli usati dai macellai, l’ha costretta ad avere rapporti sessuali.
Solo verso le 8 di ieri mattina la ragazza è riuscita a sottrarsi alla furia del suo aguzzino e a fuggire. Ha approfittato di un momento di distrazione dell’uomo per correre in strada, completamente nuda, e dal suo cellulare ha chiamato il 113.
Anche alcuni passanti, inevitabilmente, l’hanno notata e hanno a loro volta avvertito la polizia. La romena, sotto choc, è stata immediatamente accompagnata all’ospedale Sandro Pertini, dove i medici le hanno prestato le prime cure, con la collaborazione di ginecologi e di un’equipe di psicologi esperti in situazioni di questo tipo, come previsto dai protocolli. Poi, la diciottenne ha formalizzato la denuncia proprio davanti al responsabile del reparto volanti Spaziani, che è stato il primo ad arrivare sul luogo dello stupro.
«Il racconto dettagliato è stato fatto ad alcune colleghe, perché volevamo evitare di mettere in imbarazzo la vittima - ha raccontato il dirigente - la descrizione del marocchino e alcuni particolari importanti riferiti dalla giovane, ci hanno facilitato nel compito di rintracciare il responsabile dello stupro».
Gli agenti sono così arrivati al marocchino, che nel frattempo stava tentando di disfarsi di tutti gli effetti personali, compresi gli abiti, che potessero in qualche modo permettere alle forze dell’ordine di ricollegarlo alla violenza. Ma il tentativo è stato inutile. Davanti all’evidenza M.A. non ha potuto negare e non ha opposto resistenza. Ora si trova in carcere e dovrà rispondere del reato di violenza sessuale. Nel box, gli investigatori, hanno anche trovato i due coltelli che il marocchino aveva utilizzato per minacciare la giovane.