Maroni: "Alle amministrative l'Udc ci farà perdere voti"

L'ex ministro del Welfare prende le distanze dal partito di Casini. &quot;Errore andare insieme se siamo spaccati&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=168708">L'Unione rischia il crac</a></strong> sulla legge elettorale. Sondaggi: <strong><a href="/a.pic1?ID=168706">Cdl avanti di 5 punti anche senza l'Udc</a></strong>

Roma - Roberto Maroni, capogruppo della Lega alla Camera, usa parole molto dure nei confronti dell'Udc, giudicando «un errore» allearsi con i centristi alle prossime elezioni amministrative. «Non si può parlare una lingua biforcuta - spiega a "Radio Anch'io" - non si può accettare che si si dica 'esco dalla Cdl', mentre sul territorio sto in coalizione. Non si può dire una cosa a Roma e un'altra a Verona. Credo sia un errore andare uniti con l'Udc alle amministrative, se siamo spaccati». «In questo modo non si guadagnano, ma si perdono voti, agli elettori queste scelte appaiono dettate dall'opportunismo: fosse per me - prosegue Maroni - saremmo andati al primo turno senza l'Udc. Coerentemente, se si sceglie di uscire dalla Cdl, poi alle amministrative si corre da soli. Ma purtroppo Forza Italia e An hanno opinioni diverse». Quanto alla strategia dei centristi, per il capogruppo della Lega «l'Udc e Casini hanno l'ambizione politica di fare il terzo polo. Il tentativo e di rifare la vecchia Dc, per me è un tentativo velleitario e destinato al fallimento, legittimo ma che rafforza Prodi. L'altro obiettivo è di sostituire Berlusconi, ma anche per questo ci vuole tempo e ed è per questo - conclude Maroni - che l'Udc si è detta disponibile a sostenere il governo Prodi, temo fino alla fine della legislatura. Questo sarebbe un danno grave».

Nessun sostegno a Prodi «La Lega ha scelto la Cdl sulla base di un programma, di un progetto. La Lega non può sostenere il governo Prodi sulla base di una promessa. Quando ci sarà una proposta del governo, un testo sul federalismo fiscale, ci possiamo pensare, ma fino ad allora stiamo sulle nostre posizioni». Così Maroni risponde a a una domanda sulla possibilità che la Lega possa appoggiare Prodi. Il capogruppo del Carroccio alla Camera ricorda che «i movimenti autonomisti per definizione non sono di destra o di sinistra, ma sono territoriali. Noi vogliamo il risultato». Quanto al federalismo fiscale Maroni spiega di aver avuto ampie assicurazioni in un incontro con il ministro Chiti, ma da allora il governo non ha prodotto nessun atto concreto.

Riforma elettorale L'ex ministro del Carroccio si dice scettico sul percorso di riforma della legge elettorale. La bozza approvata dall'Unione «non è una svolta», ma rientra tra «le manovre per evitare il referendum». Secondo il capogruppo del Carroccio alla Camera la sinistra inserendo nella bozza alcuni punti di riforma costituzionale «ha fatto una cosa intelligente», ma «se si mette mano alla Costituzione significa garantire due anni, due anni e mezzo di stabilità al governo e molti nella Cdl non sono d'accordo. Non c'è quell'intesa - sottolinea Maroni - di cui parlano i giornali».

"Alitalia, decida il mercato non il governo" Come per la vicenda Telecom, anche in quella Alitalia «c'è di mezzo la politica, che vuole salvare un'azienda che non sta più nel mercato, che offre un servizio a volte scadente e che non è competitiva». L'esponente del Carroccio si dice contrario a «interventi assistenziali per tenere in vita un'azienda moribonda». Un'azienda, sostiene, che se fosse stata privata avrebbe già portato i libri in tribunale. Quanto alla fase attuale, Maroni chiede di «lasciar fare al mercato, senza interferenze politiche».