Maroni avverte: attenzione a chi professa odio dove si deve solo pregare

da Roma

Le moschee ed i luoghi di culto «non possono trasformarsi in qualcosa di diverso che attenta alla libertà». Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in visita alla sinagoga di Roma, dialoga con i rappresentanti della Comunità ebraica. È il presidente della comunità romana, Riccardo Pacifici, a sottolineare la necessità che le moschee diventino «case di vetro, dove si sa quello che si dice e quello che si predica» ed a sottoporre all’attenzione dei Viminale le preoccupazioni della sua comunità di fronte alla minaccia rappresentata dalle «organizzazioni legate al terrorismo islamico».
Maroni garantisce da parte del governo «grande attenzione nel rispetto di chiunque voglia professare la sua religione, purché ovviamente i luoghi di culto non diventino qualcosa di diverso» auspicando prima di tutto che moschee, chiese e sinagoghe «non vengano più identificati dalla macchina della polizia davanti: questa è la nostra più grande ambizione».
Un’ambizione di pacificazione dunque che però passa prima attraverso azioni concrete per garantire la sicurezza e la libertà di tutti i cittadini. «Il mio compito di ministro è quello di combattere ogni forma di intolleranza a qualunque livello in qualsiasi modo si esprima e qualunque connotazione assuma», dice il titolare del Viminale per il quale «ci sono molti errori da correggere e iniziative da affermare nell’ambito della legalità». Dunque piena «disponibilità ad accogliere in pace tutti quelli che vengono in pace, combattendo tutti quelli che vengono a minacciare la nostra libertà». Il ministro poi ha annunciato che da domani sarà a Gerusalemme per un meeting internazionale antiterrorismo con i responsabili della sicurezza europei, americani e israeliani.