Maroni: "Berlusconi motore della politica. Ora rilanci il dialogo"

"Quello del Cavaliere con Veltroni è l’unico vero asse che può scongiurare il referendum"

Roma - Onorevole Roberto Maroni, sulle riforme sembrano essersi delineati due assi. Da una parte Veltroni-Berlusconi, dall’altra D’Alema-Casini. È una sintesi che la convince?
«Probabilmente è così. Anche se va detto che si stanno creando e disfacendo alleanze più per ragioni di equilibri interni che per fare davvero la riforma elettorale».

Ce l’ha con D’Alema?
«Affatto. Ma credo che stia giocando una sua partita in chiave interna al Pd in vista del congresso: punta a tenere una posizione di forza dentro il partito. Sono le solite operazioni di palazzo».

Mentre Casini?
«Ambisce a sostituire Prodi con un governo istituzionale. Insomma, mi pare si tratti di alleanze contingenti».

E il dialogo Berlusconi-Veltroni?
«Speriamo vada fino in fondo: è l’unica possibilità concreta di fare una nuova legge elettorale e scongiurare il referendum. È questo l’unico vero asse che può produrre dei risultati».

E pensa che arriveranno?
«Me lo auguro. Anche se Berlusconi deve riprendere al più presto i contatti con Veltroni perché siamo già oltre la zona Cesarini».

In che senso?
«Serve una proposta prima del 16 gennaio, quando arriverà la decisione della Consulta. A quel punto, infatti, cambieranno tutti gli equilibri. Per questo il Cavaliere non deve perdere tempo».

Perché Berlusconi?
«Solo lui può sbloccare la situazione offrendo una sponda a Veltroni che nel Pd ha delle resistenze. Berlusconi, ancora una volta, è il centro della politica italiana».

Non teme che alla fine sia al Cavaliere che a Veltroni non dispiaccia troppo la via referendaria?
«Non dubito di Berlusconi, mentre il rischio che Veltroni faccia il furbo c’è».

Ma ci sono dirigenti di Forza Italia che erano nel comitato referendario.
«E questo è stato un motivo di frizione tra noi e Berlusconi. Che è poi rientrato perché il Cavaliere ci ha assicurato che farà di tutto per evitare che si arrivi al referendum. E sono assolutamente convinto che sia stato sincero».

Ipotizziamo che non si trovi l’intesa e si vada al referendum. Come cambia lo scenario?
«Difficile dire come, ma di certo gli equilibri attuali rischiano di essere rivoluzionati. Tutto dipenderà da come si schiereranno i singoli partiti e dalla data del voto. Ci sono troppe variabili per fare previsioni».

Non teme che Berlusconi possa essere tentato dal cavalcare il referendum in chiave antigovernativa?
«Ne abbiamo parlato e forse un pensiero ce l’ha fatto. Ma il Cavaliere è uno che decide in base anche alla convenienza e dopo aver analizzato costi e benefici come ha sempre fatto con le sue aziende. E non credo che per fare un torto a Prodi sia disposto a mettere in discussione il rapporto con Bossi. Perché se Forza Italia appoggiasse il referendum, fatalmente ci sarebbe una rottura con la Lega. E poi c’è un altro problema».

Dica.
«Se si andrà al referendum, An lo appoggerà. Ma il fatto che lo faccia anche Berlusconi non implica certo che i difficili rapporti tra lui e Fini si ricompongano. Mentre sarebbe rottura non solo con l’Udc ma pure con la Lega che per vincere al Nord è determinante. E insieme al referendum si vota per la regione Friuli Venezia Giulia e per città importanti come Vicenza e Sondrio. Che facciamo, andiamo uniti alle amministrative e divisi sul referendum? Mi pare difficile...».

Bossi e Prodi si sono sentiti al telefono per la questione Malpensa. Novità?
«L’unica è che il piano industriale di Air France che prevedeva la dismissione delle rotte intercontinentali a partire da aprile è già operativo. Sul sito Alitalia, infatti, è impossibile prenotare voli a partire da marzo. E Prodi è il protagonista assoluto di questa partita. Per questo abbiamo chiesto un dibattito in Parlamento e il 20 gennaio faremo una manifestazione intorno a Malpensa».

È d’accordo con chi chiede le dimissioni di Bassolino per lo scandalo rifiuti?
«No, c’è il rischio che si consenta l’ennesima furbata. Come con Alitalia, dove sono andati avanti licenziando, azzerando la dirigenza e presentando nuovi piani industriali. Guardi che fine ha fatto... Credo invece che Bassolino debba assumersi le sue responsabilità e dimostrare se è in grado di agire oppure no. Senza farsi venire in mente strane idee...».

A cosa si riferisce?
«Il timore di molti Comuni del Nord è vedersi arrivare nottetempo nelle proprie discariche i rifiuti di Napoli come è già accaduto. Ecco, questo è inaccettabile. I nostri amministratori sono stati già allertati. E vigileranno».