Maroni: «Cala il costo del lavoro e per le imprese sono soldi veri»

Antonio Signorini

da Roma

La riduzione del costo del lavoro e le risorse per il Tfr sono «la giusta conclusione di una legislatura riformista». Alle imprese, comprese quelle piccole o quelle che non fanno utili, vanno due miliardi di euro grazie alla riduzione del cuneo contributivo, che poi era quello che chiedevano i sindacati. Che però ora bocciano la manovra facendo ricorso ad argomentazioni più politiche che sindacali. Hanno torto perché, sostiene il ministro del Welfare Roberto Maroni, la Finanziaria 2006 è «la migliore degli ultimi anni».
Forse perché l’intervento più importante è quello sul costo del lavoro?
«Io la considero la migliore perché è innovativa, perché per la prima volta da dieci anni si riduce il costo del lavoro in modo significativo, dell’uno per cento. Questo è il vero intervento per la competitività: un punto significa due miliardi di euro, soldi veri che andranno alle imprese ogni mese. Più efficace degli sgravi Irap».
Ma non si è detto che un taglio all’imposta regionale sulle attività produttive avrebbe favorito in misura maggiore il nord?
«No, l’unica differenza è che con l’Irap sarebbero state penalizzate le piccole imprese rispetto alle grandi. Nord e Sud non c’entrano».
Come mai l’intervento sul cuneo fiscale non è stato apprezzato dai sindacati?
«Mi ha colpito l’errore commesso da Angeletti. Ha detto che così si riducono le pensioni. Mi sembra strano che non sappia che il cosiddetto cuneo fiscale contributivo è composto da tre componenti: quella fiscale, che noi non tocchiamo, i contributi all’Inps che finanziano le pensioni e nemmeno questi si toccano. Infine ci sono gli oneri impropri, la malattia, la maternità e gli assegni al nucleo familiare che sono in parte finanziati dalle imprese. Riducendo questi non si toccano le pensioni dei lavoratori. Il minor gettito è compensato dalla fiscalità generale. Il fatto è che nei sindacati ho visto posizioni poco comprensibili e molto politiche».
Ad esempio?
«Savino Pezzotta. La Cisl aveva reclamato un intervento sul costo del lavoro e ora protesta. Mi sembra una posizione molto margheritina e poco sindacale. Se io fossi un sindacalista sfrutterei queste risorse in più per chiedere un aumento delle retribuzioni. Se poi uno deve fare un ragionamento politico allora tanto vale che dica: governo ladro!».
Forse i sindacati sono irritati perché per scrivere la parte sullo sviluppo avete sentito la parte datoriale e non le organizzazioni dei lavoratori...
«Questa sarebbe una normale reazione sindacale, la capirei. Ma non è così perché un intervento di questo tipo sul costo del lavoro era stato rivendicato proprio dalla Cisl. Il paradosso è che ci accusano di avere fatto una manovra elettorale, ma a me pare che sia una parte del sindacato ad avere inaugurato la campagna elettorale».
Non il governo?
«È esattamente il contrario. Questa è una Finanziaria fin troppo poco elettoralistica. Devo dare atto a Tremonti di avere avuto la lucidità di farla in poche ore; oltre a una grande capacità di intelligenza e disponibilità alla discussione e al confronto. E questo non era propriamente il suo punto di forza negli anni passati».
Nel decreto si stanziano le risorse per il lancio della previdenza integrativa attraverso il trattamento di fine rapporto. Siamo veramente alle ultime battute per la riforma oppure teme qualche intoppo?
«Adesso è tutto pronto. Al Consiglio dei ministri di giovedì abbiamo approvato il decreto che era un passaggio obbligato e richiesto dalle parti sociali. Era l’ultimo ostacolo ed è caduto. Mi sorprendono i titoli dei giornali di sinistra che hanno parlato di un ulteriore rinvio. Mi sembra la risposta stizzita di chi sperava che non ce l’avremmo fatta, come D’Alema che ci lavorò molto ma non ce la fece. Noi sì. Grazie alla riforma aumenterà la sicurezza per i giovani lavoratori ai quali sarà grantita una pensione adeguata. È stata dura arrivare a una sintesi, anche perché ci sono interessi enormi sulla previdenza integrativa visto che muove potenzialmente 13 miliardi di euro all’anno. Ora manca l’approvazione formale che ci sarà mercoledì al Consiglio dei ministri. Lunedì o martedì incontrerò i sindacati ma non credo che ci saranno problemi. Voglio dire che sono contento di firmare questo provvedimento con Tremonti. Fu lui a volere fortemente la riforma delle pensioni».
Le obiezioni dell’Antitrust sulle possibili turbative di mercato la preoccupano?
«Io nei prossimi giorni scriverò a Catricalà e spiegherò che la sua preoccupazione è infondata. Ci abbiamo lavorato per tre anni e conosciamo tutte le implicazioni».