Maroni critica i compagni a metà: bersaglio sbagliato

da Milano

Tutti gli interessati smentiscono categoricamente. La bagarre di Strasburgo non è stata premeditata, ma più semplicemente è il risultato di una escalation di giornata in cui il «no» dell’Europarlamento all’immunità per Umberto Bossi è stata la benzina su cui è finito il cerino buttato lì da Carlo Azeglio Ciampi. Ma, giurano i tre eurodeputati e assicurano a via Bellerio, niente di preordinato.
Ed è proprio questa la ragione per cui le prime notizie arrivate dal Parlamento europeo hanno lasciato un po’ interdetti i colonnelli del Carroccio. Il primo a commentare la notizia è il ministro del Welfare Roberto Maroni che si schiera con Borghezio e compagni sul fronte euro («hanno fatto bene a criticare la moneta unica») ma difende Ciampi («hanno fatto male a contestarlo»). «Non è il capo dello Stato - dice Maroni - il responsabile dei disastri dell’euro ma Romano Prodi». Insomma, gli eurodeputati padani «hanno sbagliato bersaglio» e «sono stati già convocati per venerdì nella sede della Lega per chiarimenti». Passa qualche ora e la posizione del Carroccio si assesta. Roberto Calderoli, ministro delle Riforme e coordinatore delle segreterie della Lega, preferisce tacere, segno che non vuole né sconfessare i suoi né andare allo scontro con il Quirinale. E pure Roberto Castelli cerca di smussare. «Se gli attacchi vanno condannati - dice il Guardasigilli - vanno condannati sempre. Mi sarebbe piaciuto che gli stessi che parlano oggi avessero espresso solidarietà anche al presidente del Senato Marcello Pera, quando fu vittima delle volgari accuse della sinistra».
Insomma, forse a Strasburgo si è esagerato un po’, ma che tra il Carroccio e il Quirinale i rapporti non siano idilliaci non è certo un mistero. Così - quando verso sera pure Maroni parla di «reazioni spropositate» e di «ennesima violenta strumentalizzazione della sinistra» perché «la contestazione non è stata a Ciampi ma alle sue parole sull’euro» - la strategia della Lega appare chiara: niente scontri istituzionali, ma pure niente passi indietro. Ed è anche questa la ragione per cui Bossi, dopo molti ripensamenti, ha preferito non scendere in campo di persona. La conferma arriva dalla prima pagina della Padania, quotidiano del Carroccio. A fianco all’editoriale del Gianluigi Paragone (l’uscita di Strasburgo è «un fallo di reazione» che rischia di «affossare» le nostre battaglie politiche) troneggiano due foto: quella di Ciampi con il titolo «Lui è intoccabile» e quella di Bossi con la scritta «Lui deve andare in galera».