Maroni garantisce: «Possibile andare alle urne in ottobre»

RomaNiente giochi, niente trucchi. Roberto Maroni lancia un avvertimento a chi fa previsioni di quadri diversi dalle elezioni, in caso di sfiducia al governo Berlusconi. «Non ci sono alternative al voto anticipato. Con la novità per l’Italia - dice il ministro dell’Interno - che si voterà a ottobre o novembre, ma cambia poco».
A Gianfranco Fini e ai suoi fedelissimi, come a tutti quelli che da sinistra o dal centro pensano a governi tecnici di transizione o a terzi poli, Maroni parla chiaro alla vigilia del delicato voto di sfiducia sulla mozione contro il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che servirà a capire come intendono muoversi i nuovi schieramenti in campo.
E in una nota anche i capigruppo del Carroccio alla Camera e al Senato, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, ribadiscono con toni da ultimatum che la Lega non consentirà ribaltoni né governi tecnici o di larghe intese. «Prendiamo atto della scelta dei finiani di consultarsi e votare con una parte dell’opposizione. Ognuno è libero di fare quel che crede assumendosene chiaramente la responsabilità. Però se qualcuno pensa in futuro di bloccare con manovre da palazzo l’azione del governo e le riforme si sbaglia di grosso. Né permetteremo ribaltoni, governi tecnici o di larghe intese».
Maroni, parlando con i giornalisti in Senato durante i lavori sul codice antimafia, spiega che non ci sono ipotesi di maggioranze diverse e riconferma il patto del suo partito con il premier, dopo la crisi nel Pdl che ha portato alla nascita dei gruppi parlamentari Fli, legati a Fini. «Senza la Lega - dice l’esponente del Carroccio - non si va da nessuna parte». Una maggioranza diversa da quella voluta dagli elettori? «Non esiste, è irrealizzabile. Poteva accadere nella prima Repubblica, oggi non c’è spazio per giochi di questo genere. Anche perché al Senato un qualsiasi altro governo non prenderebbe mai la fiducia».
La strada per Maroni è unica: «È inutile fare ragionamenti tortuosi: se il governo viene sfiduciato il presidente del Consiglio va al Quirinale a dimettersi. Il capo dello Stato affida un incarico per la verifica di rito e il verificatore accerterà che non c’è una maggioranza in Parlamento e la strada delle urne è aperta».
Il ragionamento di Maroni si riflette anche nelle parole di Roberto Castelli. «Sulla vicenda Caliendo - dice il viceministro leghista alle Infrastrutture - Berlusconi ha fatto un atto di chiarificazione, pretendendo di andare al voto in aula per vedere davvero le forze in campo. Mi pare che la partita la stia vincendo lui, se è vero che i finiani si asterranno». Castelli sfoggia ottimismo sulla mozione di sfiducia calendarizzata per oggi pomeriggio alla Camera. «Non mi avventuro a dire altro, ma immagino che da quel voto il governo uscirà rafforzato e sicuro di un’ampia maggioranza per affrontare le sfide e dare risposte alla crisi economica». Quanto alle scelte del Carroccio, il viceministro spiega: «Mi pare scontato che non voteremo la sfiducia a Caliendo». E minimizza sulla riunione a casa del coordinatore Pdl Denis Verdini, con Flavio Carboni e altri arrestati dai Pm romani. «Personalmente - dice l’ex Guardasigilli - mi pare che siano accuse tutte da provare. È una vicenda paradossale: se far parte di società segrete significa trovarsi a cena, discutere e cercare di informarsi di cosa sta succedendo, allora bisognerebbe mettere sotto processo tutta la Roma politica...».