Maroni: «I clandestini? Facciamo come Zapatero»

Il capogruppo della Lega alla Camera: «Il governo spagnolo non esita a usare filo spinato e maniere forti»

Adalberto Signore

nostro inviato a Rimini

«Za-pa-te-ro». Scandisce con una certa soddisfazione Roberto Maroni. Che si appella al primo ministro spagnolo per replicare alle accuse alla Bossi-Fini arrivate da buona parte dell’Unione. Critiche, spiega il capogruppo della Lega alla Camera, «infondate» e «ideologiche». Ma, aggiunge, sbaglia anche chi punta il dito «contro un’attenta politica di sicurezza» e si limita solo a «elogiare i pregi dell’integrazione come ha fatto» ieri dal palco del Meeting di Rimini «il presidente del Senato Franco Marini». «La verità - dice senza indugi l’ex ministro del Carroccio - è una sola».
Prego.
«Il fatto che siano ripresi gli sbarchi di clandestini sulle nostre coste con le tragedie di questi giorni non dipende certo dalla Bossi-Fini ma dagli appelli scellerati di autorevoli esponenti del governo».
Si riferisce a Paolo Ferrero?
«In primo luogo. Quando il ministro della Solidarietà sociale dice che ci sono 30 milioni di africani che premono sulle frontiere e invita il governo a facilitare gli ingressi le sue parole finiscono direttamente sui tg nazionali e quando arrivano nei Paesi del Maghreb scatenano un tam tam che fa ripartire gli sbarchi verso il nostro Paese. Ma non c'è solo Ferrero, visto che quando hanno deciso lo spacchettamento dei ministeri le competenze sull’immigrazione le hanno frammentate in cinque diversi dicasteri. Prima se ne occupavano Interni e Welfare, oggi Interni, Lavoro, Solidarietà sociale, Politiche per la famiglia e Pari opportunità. Insomma, oltre ad Amato altri quattro ministri. Che fanno tutti a gara per chi la dice più di sinistra. Tutto questo sta evendo effetti devastanti».
La sinistra radicale, ma pure l’Udeur, puntano però il dito contro la Bossi-Fini. E contro il precedente governo che non ha siglato accordi bilaterali con i Paesi nordafricani.
«È incredibile. Se c’è uno che ha fatto accordi e si è speso è Pisanu. Con la Libia, per esempio. A cui abbiamo fornito mezzi e sistemi radar. Amato, invece, ha deciso di non andare avanti su questo fronte e ha allentato i rapporti con la Libia. Tanto fu efficace la nostra politica che il totale degli ingressi del 2005 è inferiore agli ingressi del solo primo semestre del 2006».
Torniamo a Zapatero. Non sarà diventato un leader di riferimento della Lega?
«Io guardo ai fatti. E i fatti sono che la Bossi-Fini è una legge gemella a quella varata in Spagna, tant’è che quando nel 2004 incontrai il ministro del Lavoro spagnolo mi chiese consigli e delucidazioni».
Zapatero come Bossi.
«Le due leggi partono dallo stesso principio: si entra solo se si ha già un lavoro. E aggiungo che è stato sempre Zapatero a decidere di inviare le navi militari a presidiare lo stretto di Gibilterra e ad alzare il filo spinato a Melilla e Ceuta. Tant’è che pure Amato dice che gli sbarchi verso l’Italia aumentano perché la Spagna è ormai inaccessibile. Ecco, sfido l’Unione a dirmi se Zapatero è schiavista, razzista e xenofobo oppure se resta un leader da imitare. La verità è che se la sinistra italiana fosse meno schizofrenica e cialtrona almeno qualcosa di buono lo farebbe. Se fossero capaci d’intendere e di volere farebbero come Zapatero».
Pisanu si è detto favorevole a modificare la Bossi-Fini. È d’accordo?
«Affatto. Spero che quando ha parlato di reintrodurre lo sponsor l’abbia fatto solo per spirito di provocazione. Se fosse vero sarebbe assolutamente da respingere. Si tornerebbe al 1996, quando la Turco-Napolitano introdusse la possibilità di far entrare in Italia extracomunitari qualora vi fosse qualcuno che, pagando una cauzione, garantiva per loro. Gli veniva consegnato un permesso di soggiorno provvisorio mentre erano in cerca di lavoro e sappiamo come è andata a finire, visto che nella scorsa legislatura abbiamo dovuto regolarizzare 700mila persone. Introdurre lo sponsor significa minare alla base la Bossi-Fini».
Da Rimini Marini invita a «sviluppare l’integrazione».
«Ho grande stima del presidente del Senato, ma eccedere in questo genere di dichiarazioni “aperturistiche” mi pare un errore. Soprattutto quando sono accompagnate dal falso solidarismo della sinistra radicale. Sono messaggi devastanti che attirano come una calamita l’immigrazione clandestina».