Maroni: "Con i clandestini serve più cattiveria" Alemanno: "Basta tolleranza. Leggi più dure"

Il ministro dell'Interno: &quot;Per contrastare l'immigrazione clandestina bisogna affermare il rigore della legge&quot;. Napolitano: &quot;Sintomi di xenofobia&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=325714">Alemanno: &quot;Sulla certezza della pena ci giochiamo la credibilità&quot;</a></strong>. In una lettera i genitori dei ragazzi aggrediti a Guidonia: <strong><a href="/a.pic1?ID=325716">&quot;Punite quei mostri&quot;</a></strong>

Roma - "Voglio essere molto chiaro sul tema dell’immigrazione clandestina. Il partito di cui faccio parte è stato accusato di fare discorsi da osterie padane o cose del genere. Queste accuse sono arrivate dai buonisti di turno". A sottolinearlo è stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni nel suo intervento a 'Governincontra' in svolgimento ad Avellino. "Io penso - avverte il responsabile del Viminale - che per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta, non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati ad affermare il rigore della legge".

Non c'è emergenza sicurezza "Non esiste un’emergenza sicurezza. C’è solo un’emergenza immigrazione clandestina". Maroni spiega che per il governo la priorità è la sicurezza. "Non è vero che ci sono tagli di risorse. Abbiamo messo più soldi a disposizione". Resta, quindi, l’impegno in prima linea per contrastare sia la piccola che la grande criminalità organizzata: "Non bisogna dare tregua ai camorristi e ai mafiosi. La nostra polizia e magistratura non ha eguali al mondo per capacità investigativa. Nel 2008 abbiamo arrestato 180 pericolosi latitanti". Maroni insiste: "Il governo è intervenuto subito, abbiamo preso le misure immediate e continuiamo in questa direzione. I reati diminuiscono e questa è la strada che noi vogliamo seguire senza tentennamenti e timori. È fondamentale per assicurare la sicurezza il controllo sul territorio, attraverso azioni più efficaci anche dei sindaci". 

No a contrapposizioni destra-sinistra "Ci vuole un cambio di atteggiamento - ha aggiunto Maroni - e bisogna smetterla di contrapporci. È interesse di tutti, destra e sinistra, affrontare il tema della sicurezza come un obiettivo comune. Purtroppo - ha proseguito - sento ancora polemiche che non servono e che portano all’allarmismo. Polemiche - ha concluso - che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro".

In Libia per accordo sui pattugliamenti Il ministro dell’Interno è atteso martedì a Tripoli per la sigla di un verbale d’intesa con le autorità libiche. Rimarrà fino a giovedì. Un arrivo quello di Maroni, che non casualmente coincide con il voto al Senato sul disegno di legge di ratifica del Trattato di amicizia siglato nell’agosto scorso dal presidente Berlusconi e dal leader libico Gheddafi. L’accordo per i pattugliamenti è stato siglato nel dicembre 2007 ed è richiamato nel Trattato.

Napolitano: "Dobbiamo fermare la xenofobia" Bisogna fermare le sempre più diffuse manifestazioni di xenofobia. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo che ieri un immigrato indiano è stato dato alle fiamme da tre ragazzi mentre dormiva nella stazione di Nettuno, in provincia di Roma. "Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo", si legge in una nota diffusa dal Quirinale. "Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perché si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza", ha aggiunto il Capo dello Stato.

Fini: intollerabili le discriminazioni I lavoratori stranieri in Italia "sono lavoratori che danno un contributo fondamentale in settori centrali del nostro sistema produttivo" e "non possiamo permetterci in alcun modo di tollerare forme anche velate di discriminazione". Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini interevenendo alla sala della Lupa per la presentazione, alla presenza del presidente della Repubblica, del Rapporto Cnel sul 'Lavoro che cambia'. "Dobbiamo piuttosto - aggiunge - offrire agli stranieri che vengono legalmente e lealmente a lavorare in Italia un chiaro quadro normativo, teso a favorire appieno la loro integrazione, il loro essere nuovi italiani".