Maroni: "Indignati, voto Ue basato su falsità" Frattini: "Rom, infondate accuse di razzismo"

E' polemica dopo il voto del Parlamento europeo contro la raccolta delle impronte dei bambini rom. Il ministro dell'Interno: "Porre fine a campi peggio delle favelas". Quello degli Esteri: "La norma va difesa". Il Pdl: "Non ci faremo intimidire". La Lega: "Voto ideologico, andiamo avanti". Il Pd: "Ora il governo cambi idea"

Roma - E' polemica dopo il voto del Parlamento europeo che boccia l'Italia per la raccolta di impronte digitali dei bambini rom. A intervenire è il ministro degli Esteri, Franco Frattini: l’accusa di razzismo al governo italiano «è totalmente infondata» e «basata su motivazioni politiche e non sostanziali», dice in un’intervista a Repubblica Tv. «L’Europarlamento ha adottato questa risoluzione senza attendere che fosse iniziato il confronto con la Commissione europea - ha detto Frattini - il che vuol dire che non c’è stato alcun interesse sostanziale ad ascoltare dalla Commissione le valutazioni sul punto di compatibilità con l’ordinamento comunitario». «Ecco perché non sono affatto in imbarazzo a difendere questa norma e se mi sarà possibile spiegherò anche perché va difesa», ha concluso il titolare della Farnesina.

Il ministro Maroni: "Indignati da quel voto..." Dura la replica del ministro dell'Interno Robarto Maroni: «Siamo indignati per la risoluzione votata dal parlamento europeo». Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in un incontro alla Stampa Estera insieme ai colleghi agli esteri Franco Frattini e alle politiche comunitarie Andrea Ronchi. «La risoluzione votata dalla sinistra del Parlamento europeo è basata su tre presupposti falsi, riconosciuti come falsi e nonostante questo posti alla base della risoluzione. Da qui la nostra indignazione». Poi il ministro aggiunge: L’obiettivo del governo italiano è «porre fine allo sconcio di campi nomadi che sono peggio delle favelas». Maroni ha spiegato che il governo «vuole realizzare campi autorizzati, controllati, dove possono vivere in modo decoroso tutti coloro che sono in Italia», che siano rom, cittadini extracomunitari o italiani indifferentemente.

La lettera a Barrot Le impronte digitali per chi vive nei campi nomadi, anche minori, "sono uno strumento che viene utilizzato solo in quei casi in cui non sia possibile una identificazione certa attraverso i documenti disponibili". Lo ha precisato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel documento con cui ha risposto ai rilievi del commissario europeo alla Giustizia, Sicurezza e Libertà, Jacques Barrot. La prima fase di attività, ha spiegato il ministro, "ha fatto emergere un limitato uso di tale strumento e tutte le procedure vengono eseguite nel rispetto della persona ed in condizione di riservatezza". Inoltre, ha proseguito, "non viene realizzato nessun data base e il trattamento dei dati avviene nelle forme utilizzate per la generalità dei cittadini e in conformità con le norme nazionali ed internazionali a tutela della privacy". Quanto ai minori, in particolare, ha detto ancora Maroni, "è consolidato in Italia un sistema in base al quale le procure dei tribunali per i minorenni, allorchè un minore venga rinvenuto in situazioni di abbandono o di accattonaggio, o, peggio, all’atto di commettere un reato, dispongono che lo stesso venga sottoposto alle procedure di identificazione".

La Lega: voto ideologico Una risoluzione «ideologica e strumentale» che non fermerà il governo italiano: «Noi andiamo avanti, e sosteniamo il ministro Maroni». Roberto Cota, capogruppo della Lega alla Camera, liquida così la risoluzione dell’Europarlamento. «È una risoluzione ideologica e strumentale, e la stessa Commissione Europea aveva invitato a non deliberare», afferma Cota. «Noi comunque andiamo avanti, sosteniamo il ministro Maroni e lo esortiamo a continuare perché i cittadini - è convinto l’esponente leghista - vogliono chiarezza e vogliono l’identificazione di chi vive nei campi nomadi attraverso le impronte digitali». Per questo, a giudizio di Cota, il voto di Strasburgo «allontana ancor di più l’Europa dai cittadini: alcune istituzioni europee vengono utilizzate per polemiche politiche interne».

Gasparri: avanti con la proposta Maroni «Sull’iniziativa di censire i bambini rom che vivono in Italia, anche attraverso la raccolta delle impronte, il governo deve andare avanti». Il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri non ha dubbi. «Non si può accusare il nostro paese di razzismo quando il Parlamento europeo ha votato una risoluzione senza neanche preoccuparsi di ascoltare le valutazioni della Commissione europea in merito», afferma Gasparri in un comunicato. «Basta con il garantismo a tutti i costi, che in questo caso alimenta solo altre vittime innocenti costrette a rubare o a prostituirsi. Serve un segnale forte che lo Stato c’è, che siamo disposti ad accogliere nel nostro paese chi vive onestamente e rispetta le nostre leggi». «La raccolta delle impronte - conclude - è solo il primo necessario passo di un percorso che può portare i piccoli rom ad un futuro nella legalità e nella civiltà, senza discriminazione».

La Bonino: ora i sindaci cambino idea La risoluzione del Parlamento Europeo è «importante» ed è auspicabile che i sindaci italiani la tengano in conto, sostine invece, sul versante dell'opposizione Emma Bonino, vicepresidente del Senato. «È una decisione importante, anche se non vincolante - ha spiega - frutto di una grossa battaglia politica, perché il Ppe ha cercato fino all’ultimo di rinviare la votazione. Lo stop del Parlamento Europeo su questa iniziativa sgangherata, tra l’altro anche con la presa di posizione del presidente della Commissione Barroso, è una iniziativa importante. Adesso speriamo che questo atto ci aiuti a convincere alcuni sindaci ed il ministro a cambiare opinione. Roma si è già avviata su un’altra soluzione - ha concluso la Bonino - e alla fine penso che qualche barlume di speranza si apra, e torni un pò di ragionevolezza».

Minniti (Pd): il governo ci ripensi «La risoluzione approvata con una larga maggioranza dal parlamento europeo conferma tutti i dubbi da noi avanzati e che, tra l’altro, hanno trovato in Italia una larga e significativa condivisione, anche da voci vicine all’attuale maggioranza», il titolare degli Interni del governo ombra del Pd Marco Minniti invita il governo a fare un passo indietro. «Lo si voglia o no - prosegue Minniti -, la raccolta delle impronte per i bambini Rom evoca odiose discriminazioni». «Si tratta di non isolarsi nel panorama europeo - aggiunge l’esponente del Pd - su questioni peraltro così delicate e rilevanti, sia dal punto di vista dei valori sia dal punto di vista degli effetti pratici». «Bisogna saper ascoltare - conclude Minniti -. I latini dicevano cave a consequentiariis, guardati cioè da coloro che rimangono prigionieri di una irragionevole coerenza. A volte cambiare idea e fermarsi può essere segno di saggezza».