Maroni: «Intorno a Bpi possibili gli avvoltoi»

«Rcs: operazione di potere di piccole tribù indiane»

da Milano

L’establishment della finanza italiana come gli Apache o i Sioux. A fare il paragone è il ministro del Welfare, Roberto Maroni, interpellato dall’Adnkronos, sulla tentata scalata alla Rcs.
L’establishment, dice il ministro, «è una piccola tribù indiana, che si difende dagli attacchi interni senza vedere ciò che sta succedendo fuori». Nel nostro Paese, insomma, per Maroni «ci si è ripiegati sulle beghe interne, consentendo alle forze economiche di altre nazioni di entrare. È una situazione fortemente negativa». E come se non bastasse, continua il ministro, «establishment e nuovi raider mettono sempre di mezzo il governo: quindi non si crea neanche quell’alleanza che in altri Paesi ha determinato condizioni di successo». Bloccando la scalata portata dall’immobiliarista romano Stefano Ricucci, insomma, secondo Maroni l’establishment ha condotto «un’operazione di potere», ma non ha vinto: «Non credo proprio che si sia salvato, è comunque condannato. Al posto di Ricucci, sarà Mc Ricuch o Van Ricuccen ad arrivare, come Annibale che varcò le Alpi. Noi abbiamo cercato di far presente questa situazione, ma non siamo stati ascoltati».
Maroni, poi, tiene «un faro acceso» sulla Bpi, contro certi avvoltoi: «Il futuro della Bpi mi interessa molto. È stata fatta un’operazione molto importante con la nomina del nuovo direttore generale, Divo Gronchi, ma già si aggirano gli avvoltoi. Come ministro del Welfare tengo un faro acceso sulla banca, per evitare che la ricchezza e il patrimonio accumulati possano essere distrutti dagli appetiti di qualche potente di turno».