Maroni (Lega): «La compagnia dovrebbe seguire la strada del mercato e portare i libri in Tribunale. Il piano di salvataggio presentato da Prato è dissennato» «Un piano per svendere Alitalia ad Air France»

«Le prime conseguenze? Nel giro di un anno un rosso di 70 milioni nel bilancio Sea»

da Roma

«Alitalia dovrebbe seguire la strada che indica il mercato e il codice civile e portare i libri in Tribunale». Invece, «l’impressione è che si stia cercando di regalare o svendere a Air France» la compagnia di bandiera. Il tutto con «danni gravissimi per Malpensa, i livelli occupazionali delle zone limitrofe e l’economia del Nord». Roberto Maroni, ex ministro del Welfare e capogruppo della Lega alla Camera, è deciso ad opporsi al piano di salvataggio di Alitalia presentato dal presidente Maurizio Prato. E minaccia di alzare le barricate, tanto che il Carroccio ha costituito un «comitato di crisi» che «vigilerà sull’evolversi della situazione».
Onorevole, la vostra preoccupazione non è tanto per Alitalia, quanto per il destino di Malpensa che nel piano del presidente di Alitalia Maurizio Prato verrebbe a perdere il suo ruolo di hub per il traffico intercontinentale. Insomma, un deciso ridimensionamento.
«Assolutamente dannoso e assolutamente ingiustificato. Il piano prevede un deciso disimpegno di Alitalia da Malpensa con conseguenze enormi. Secondo le analisi della Sea (la società che gestisce gli scali milanesi, ndr) e della Studio Ambrosetti, nel breve periodo saranno tre. La prima è il danno economico per la Sea il cui bilancio nel giro di un anno passerà da +35 milioni di euro a -35 con una perdita di 70 milioni. La seconda conseguenza, invece, sarà il danno occupazionale. Se il piano venisse approvato Malpensa avrebbe in un anno sette milioni di passeggeri in meno con almeno cinquemila esuberi. Insomma, cinquemila famiglie concentrate soprattutto nel Varesotto, nel Novarese e nell’alto Milanese non avrebbero più uno stipendio. E in ultimo c’è il danno complessivo all’economia lombarda che l’Ambrosetti quantifica in 15 miliardi».
Un sacrificio che secondo Prato salverebbe Alitalia.
«Magari la salvasse. La verità è che il piano di salvataggio è dissennato perché una società in difficoltà tutto fa fuorché ritirarsi dal mercato».
E il mercato è a Malpensa?
«Secondo Prato le rotte a lungo raggio dovrebbero essere sostanzialmente concentrate su Roma, mentre a Malpensa si dovrebbe puntare sull’attività low cost con Volareweb. Mi chiedo: ma quale imprenditore per un volo intercontinentale che magari segue una rotta polare scende da Milano a Roma perdendo due o tre ore di tempo? È chiaro che piuttosto che passare per Fiumicino si muoveranno su Parigi o Francoforte. Insomma, noi perderemo il traffico aereo e Malpensa perderà tutto l’indotto che ne consegue».
Insomma, non trova alcuna «ratio» in questa scelta?
«La reputo totalmente assurda. Equivale a decidere di uscire dal mercato e fallire. Ma ho un timore».
Prego.
«Non capisco perché dopo mesi di gara oggi i vertici di Alitalia abbiano ancora la speranza di trovare un compratore. Non vorrei che dietro ci fosse il trucco. Non vorrei, per capirci, che l’obiettivo sia quello di regalare o svendere la compagnia, magari con un aumento di capitale. E visto che il governo italiano che detiene il 49 per cento non può ricapitalizzare, perché si tratterebbe di aiuti di Stato in violazione della normativa Ue, l’unico azionista che può partecipare all’aumento di capitale è Air France».
È per questo che avete costituito il comitato di crisi?
«Esattamente. Se si verificasse ciò che temo saremmo davanti a una svendita di patrimonio pubblico. Ecco, mettiamo fin d’ora in guardia il governo dal fare scherzi del genere».
Anche Formigoni e la Moratti si sono schierati in difesa di Malpensa. Ma non sembra che siate troppo coordinati...
«Regione e Comune non sono molto in sintonia e strumentalizzano la vicenda per altri scopi. A Formigoni - e non è un caso che mi rivolga a lui, viste alcune sue recenti iniziative - dico che dovrebbe raccordarsi di più con la Moratti. Anche perché la Sea è per la quasi totalità del Comune. Della questione, comunque, sabato chiederemo conto anche a Berlusconi, fino ad oggi troppo ambiguo. Al Parlamento del Nord, infatti, gli faremo una sorta di question time. E una delle domande sarà proprio su Alitalia e la vicenda Malpensa».