Maroni: "La legge sull'immigrazione? Sarà una bomba sull'Italia"

Il capogruppo leghista alla Camera: "E' un piano criminoso della sinistra per aumentare il consenso, una legge scambio per avere i voti degli stranieri. Pronti al referendum contro la Amato Ferrero"

Roma - Non è tanto un problema di «impostazione ideologica» né dell’affermarsi della linea «demagogica e mondialista della sinistra radicale». Dietro il disegno di legge delega sull’immigrazione approvato martedì dal Consiglio dei ministri, ripete più d’una volta Roberto Maroni, c’è «molto di più». Al punto che il capogruppo della Lega alla Camera non esita a parlare di «disegno cri-mi-no-so».

Si spieghi.
«Basta leggere il ddl fino in fondo per capire dove si vuole andare a parare».
E dove?
«A concedere il voto agli extracomunitari per le elezioni amministrative, più chiaro di così...».
Sta dicendo che secondo lei è una legge finalizzata a questo?
«Esattamente. Altro che voto di scambio, questa è una legge di scambio che ha il solo obiettivo di creare le condizioni affinché gli immigrati partecipino alle amministrative e, ovviamente, votino per la sinistra. È una bomba atomica gettata sulla nostra società per scardinarne i principi fondamentali e se noi restiamo in silenzio è meglio che cambiamo mestiere».
Cosa ha in mente? La Lega si prepara a raccogliere le firme per un referendum abrogativo?
«Se il ddl diventerà legge il referendum è sicuro. Ma bisogna iniziare a mobilitarsi da subito, proprio per impedire che si arrivi a tanto. E non parlo solo della Lega, ma di tutto il centrodestra».
Fini, però, sul punto ha sempre avuto idee un po’ diverse dalle vostre.
«Nonostante questo spero che An faccia con noi una lotta dura in Parlamento».
Non le sembra un po’ eccessivo parlare di «disegno criminoso»?
«Io credo che ci sia una strategia ben precisa. Perché al di là di quello che può dire la sinistra radicale, qui c’è la condivisione di chi radicale non è come il ministro dell’Interno. Amato sa cosa vuol dire accogliere un meccanismo che aumenterà certamente il tasso di criminalità e se accetta le conseguenze di tutto questo è solo perché la finalità è quella di dare il voto agli immigrati e ottenere nuovi equilibri politici, soprattutto al Nord dove l’immigrazione è più forte. Vuole un esempio?».
Prego.
«Pensi a Milano, tanto è lì che puntano. Se questa legge passerà alle prossime amministrative saranno completamente alterati i rapporti tra centrodestra e centrosinistra. Perché è vero che il ddl richiede cinque anni di residenza regolare, ma non c’è alcun dubbio sul fatto che la norma sarà applicata retroattivamente. Per capirci, i cinque anni devono essere maturati al momento del voto, non certo da quando entra in vigore la legge. Insomma, se davvero il ddl sarà approvato, il giorno dopo inizierà una vera e propria corsa alla residenza».
Sponsor e autosponsor, cosa ne pensa?
«Tutto il male possibile. Può essere un caso limite, ma domani potrebbe verificarsi questo: arriva un extracomunitario che nonostante sia un criminale riceve regolare permesso perché ha uno sponsor o addirittura perché si autosponsorizza, cioè ci viene a dire “io garantisco per me”; ecco se dopo cinque anni non l’hanno ancora arrestato alla fine ha pure il diritto di votare e farsi votare. Mi pare francamente assurdo. Come quando si ipotizza l’espulsione volontaria con il clandestino che è d’accordo. Per la serie siete su Scherzi a parte».
Insomma, non salva proprio nulla di questo ddl?
«È il peggior provvedimento concepito da questo governo. Stravolge la Bossi-Fini e di fatto cancella ogni regolamentazione, in barba a quello che fa il resto d’Europa. Penso alla Spagna di Zapatero che ha fatto una legge uguale alla Bossi-Fini e che ha messo in atto un sistema di monitoraggio delle coste per cui appena un barchino parte dal Marocco intervengono con le navi militari. La Spagna di Zapatero, non di Franco. Ecco, spero che la commissione Ue si desti dal torpore e che il commissario Frattini faccia sentire la sua voce. Perché questa legge è dinamite per l’Italia ma pure per l’Europa e per tutti i paesi che aderiscono a Schengen».