«Maroni è il migliore in Tv Pecoraro Scanio? Inutile e anche dannoso»

Maria Latella si divide fra domande «agrodolci» ai politici su Sky e la direzione del settimanale «A». «Davanti alla telecamera sono a mio agio, dirigere è ancora una novità»

Di passaggio a Roma e in procinto di ripartire per Milano, Maria Latella mi infila a stento tra i suoi andirivieni. È a Roma per le interviste agrodolci in cui rosola i politici su Sky Tg24. Torna a Milano per prendersi cura di A, patinato settimanale di moda e varia umanità che dirige dal 2006. In mezzo ha una colazione di lavoro e un paio di incontri.
Maria si affaccia a casa mia, spegne il cellulare ancora caldo, mi dà al volo il rituale doppio bacio, siede sul divano e accavalla i pantaloni grigi. Un ultimo sussulto e le chiome le ricadono sulla giacca nera. È la quintessenza della giornalista manager.
«Sei fresca come una rosa», mi compiaccio. «Anche tu, vecchio cactus», ricambia lei. Poi ci aggiorniamo sulle rispettive vite. Maria ha una figlia che, diplomata alla scuola tedesca di Roma, è oggi universitaria. È la luce dei suoi occhi, ma a 18 anni l’ha messa fuori casa. «Come si fa ovunque all’estero. Il mammismo è un fenomeno tutto italiano. Su questo e altro ho aperto un dibattito su A, riservando una rubrica alle opinioni dei ragazzi. Molti scrivono arrabbiati per sapere perché mai dovrebbero lasciare casa e coccole dei genitori. In questa fase della mia vita, sono interessatissima a sapere cosa pensano i giovani», dice Maria che adesso è sui cinquanta ma identica a come l’ho conosciuta una quindicina di anni fa. Io ribatto, lei replica con vivacità mentre sorseggia un bicchiere d’acqua, il massimo che concede alla sua silhouette da Vogue.
Insomma, stava filando tutto liscio nella prima intervista di questa serie dedicata ai «videocrati», i giornalisti tv che, ospitando politici nei loro talk show, attizzano dibattiti e polemiche. Invece, sulla domanda iniziale che avevo fatto con la massima innocenza, c’è stato l’inciampo.
«Sei l’intervistatrice preferita e più assidua di Veronica Lario, moglie del premier. Reciproca predilezione?», ho chiesto.
«L’ho conosciuta nel ’91. Le piaceva come scrivevo. Poi, ci siamo riviste perché condividevamo le impostazioni sulla vita», risponde. Poi, di colpo, si irrigidisce e dice dura: «È la prima e ultima domanda cui rispondo su Veronica».
«Ma… » e volevo aggiungere che sulla Lario ha scritto anche un libro di successo, Tendenza Veronica.
«Non rispondo ad altro», taglia corto lei.
«Perché?», chiedo imbarazzato.
«Faccio un lavoro diverso dall’essere l’intervistatrice di una sola persona. Dirigo un giornale, ho una trasmissione tv. Tutte cose che non c’entrano niente con Veronica», dice e manda folgori dalle pupille. È altera e temibile. Provo istintiva solidarietà per i giornalisti suoi sottoposti.
«Arrabbiata?», biascico.
«Delusa», dice secca.
«Perché, di grazia?».
«Tu sei molto sofisticato e da te mi aspettavo delle domande più sofisticate». Capite la perfidia: mi mette contro me stesso dicendo che non sono all’altezza di ciò che sono. Un rimprovero tipicamente femminile. Annichilisco, la coda tra le gambe.
«Dopo anni di cronaca politica sul Corsera, fai ora interviste politiche in tv. Un’evoluzione?», chiedo, pregando Dio che trovi la domanda di suo gusto.
«La mia prima trasmissione politica in tv è del ’97. Dalle 20 alle 20, su Rai3. Fu una trasmissione kamikaze stretta tra il Tg1 e il Tg5. Cercavano una donna. Altre colleghe più famose avevano rifiutato temendo la concorrenza dei due tg. Ma a me sono sempre piaciute le battaglie che sembrano perdenti. Fu un successo».
Ti senti più a tuo agio in tv o al timone di A?
«In tv sono del tutto rilassata. Dirigere è invece per me un lavoro nuovo. Lo faccio da due anni e lo considero più complesso».
In che differisce un’intervista scritta da una in tv?
«Quella scritta ha due fasi. Prima le domande, poi la scrittura, che è una specie di impegnativo ricamo. In tv invece ti devi informare a fondo sul personaggio che intervisti. Ma fatto questo, è una normale chiacchierata. Devi solo essere in palla per controbattere l’altro se dà una risposta fasulla».
Da quando sei a Sky hai notato più reverenza dei politici verso di te?
«Da 15 anni i politici su piazza sono all’incirca gli stessi che conoscevo come cronista del Corriere. Angelino Alfano, il Guardasigilli giorni fa mio ospite a Sky, era un mio caro informatore da deputato alle prime armi. Lo stesso Rosy Bindi. Con loro non è cambiato nulla».
Sei però più nota tra la gente comune.
«Con quella è cambiato tanto. Nell’ultimo anno, mi fermano molto più per strada. Segno che Sky si diffonde».
Ti senti più potente e influente?
«Non credo che i giornalisti siano potenti. Salvo alcuni che, per loro caratteristiche psicologiche, sarebbero stati potenti anche in altri contesti».
Per esempio?
«Paolo Mieli sarebbe stato influente anche come docente universitario. Bruno Vespa se anche avesse fatto il primario sarebbe stato autorevole. Da lui, sarei andata a visitarmi con completa fiducia».
«Mieli prof e Vespa luminare. Calza a pennello per entrambi», mi complimento. Maria sorride e la ruggine sparisce.
Il politico più efficace in tv?
«All’inizio, Berlusconi non era efficace. Troppo verboso. Ci ha lavorato molto e oggi è più compatto. Alfano, Veltroni e Brunetta, che hanno dato a me le prime interviste dopo le ferie, hanno dimostrato di essere in gran forma. Forse, però, il migliore è Maroni».
Uno che rende meno di quello che vale?
«Tremonti fa più figura in un’intervista scritta. Ma si sta adeguando alla tv e oggi è ottimo».
Intervisti più volentieri un uomo o una donna?
«Una donna. Perché sono poche e di solito hanno sempre qualcosa da dire. La mia più bella intervista scritta l’ho fatta a Cécilia Sarkozy. Quella in tv a Letizia Moratti».
Ti piacciono alte e fredde.
«Si è attratti dagli opposti. Non sono altissima e sono espansiva».
Non esagerare.
«Smettila di farmi il broncio. Sii più virile».
In gioventù eri molto di sinistra. Oggi?
«Se fossi negli Usa, dove ho passato un sacco di tempo, voterei Obama. Guardo molta tv inglese e americana. Lì i giornalisti fanno le domande giuste senza personalismi, né pensare per chi voteranno. Cerco di essere così».
Meglio intervistare l’«affine» Veltroni o l’«estraneo» Fini?
«Non è che Veltroni e Fini siano poi così dissimili. A me interessa intervistare la persona di cui in quel momento tutti vogliono sapere cosa pensa. Fa premio la curiosità dello spettatore».
Fini è diventato antifascista.
«Allora, è sicuramente da intervistare».
Veltroni è tuo collaboratore fisso ad A. Puoi essere neutrale quando lo intervisti?
«Chiedilo a lui dopo la puntata di qualche giorno fa. Gli ho fatto ogni genere di domanda».
C’è chi non vorresti intervistare, tipo quel criptico chiacchierone di Cossiga?
«Con me, su Sky, ha tenuto un monologo molto ripreso da YouTube. L’ho lasciato fare pur ricordandogli che c’erano altri ospiti. Inutilmente».
Tra Adriano Sofri e Mario Calabresi chi intervisteresti?
«Calabresi perché, come ti ho detto, sono molto interessata a sapere come i giovani guardano al passato e Calabresi ha meno di quarant’anni».
Chi preferisci tra gli anchorman tuoi rivali?
«Ciascuno ha la sua liturgia. L’intervista di metà sera è cominciata con Costanzo, che è il maestro, è stata teatralizzata da Santoro e, oggi, è interpretata da Vespa. Loro sono gli iniziatori».
Ora si è aggiunta Lilli Gruber.
«Lei arriva all’ora di cena. Uno spazio diverso. Comunque, Lilli Gruber è un bel ritorno in tv».
Tra i due affini, Santoro e Floris chi preferisci?
«La tv mi piace anche per i servizi degli inviati. Santoro cura molto questo aspetto. Ma tutti e due lavorano con indipendenza. Io ho tutto da imparare».
Per te, su A, scrive Marco Travaglio che è anche collaboratore di Santoro in tv. Meglio Travaglio scritto o orale?
«Lo conosco soprattutto per come scrive. Su A è molto seguito».
Anni fa, Travaglio ironizzò su una tua intervista - secondo lui compiacente - a Marcello Dell’Utri. Lo hai assunto per ammansirlo?
«Non ha influito sul mio giudizio. I giornali si fanno con i giornalisti in sintonia col progetto. Con questo metro gli ho fatto la proposta».
Travaglio è un dipietrista sbarre e manette.
«La cosa non piace particolarmente a me, né a tutte le lettrici. Ma non è solo un dipietrista. Scrive bene e per questo scrive su A».
Graffiante come te è Concita De Gregorio, neodirettore dell’«Unità». Una rivale?
«È la prima che ho invitato a Sky. Ma mi ha fregato Ballarò. Ha però promesso che verrà. Non mi ammalo sulle rivalità. Sono affascinata da chi scrive bene».
Il politico più inutile d’Italia?
«Pecoraro Scanio, e anche il più dannoso».
Di ogni donna di potere si dice che abbia un maschio protettore. Il tuo?
«È fantastico… ».
Ti riferisci alla mia meschinità?
«Esatto. Assumendomi a Sky mi hanno chiesto: “Ci sarà un politico che sosterrà la sua candidatura?”. Ho detto: “Penso che a nessuno interessi nulla”. Un anno dopo ho chiesto io: “Qualche politico si è fatto vivo?”. “Nessuno”, hanno risposto. Lì sono rimasta, linguaccia».