Maroni: «Mumbai, ora questo: è massima allerta»

«Abbiamo una mappa aggiornata dei centri culturali, delle moschee e dei luoghi dove si fa proselitismo e si raccolgono fondi per il terrorismo», ha spiegato il ministro dell’Interno, sottolineando che «sono concentrati soprattutto nelle regioni del Nord». E l’arresto di oggi, ad opera della Digos della Questura di Milano, apre uno scenario: «Penso che quello che è avvenuto oggi ci debba indurre a prendere provvedimenti per mettere in sicurezza i cittadini e garantire tutto ciò che serve per combattere il terrorismo internazionale - ha dichiarato Maroni -. Nel novero degli obiettivi possibili degli arrestati c’erano anche target “civili”, come un ufficio o un parcheggio».
Di tutt’altro tenore il commento di Sandro Gozi, deputato del Pd: «È ingiusto criminalizzare le religioni perché così si rischia di aggravare il clima di allarme sociale. Credo sia opportuno non fomentare in alcun modo odio e intolleranza nei confronti di altre culture - conclude in una nota - sebbene dobbiamo perseguire duramente e ovunque terrorismo e ogni forma di criminalità». «Il governo riferisca in Parlamento sugli arresti effettuati dalla Digos a Milano e su come intenda combattere la minaccia del terrorismo». È quanto chiede il capogruppo dell’Udc al Senato, Gianpiero D’Alia. «La presenza sul suolo italiano - spiega D’Alia - di una cellula islamica, che a quanto sembra aveva già individuato gli obiettivi da colpire, conferma la necessità di non sottovalutare il pericolo del fondamentalismo in Italia e deve far riflettere sulle reali priorità dell’azione di governo in tema di sicurezza. Per questi motivi chiediamo che l’esecutivo riferisca in Parlamento sull’accaduto e su come intenda combattere la minaccia, mai sopita, del terrorismo globale». «Da tempo quel centro culturale era in mezzo alle polemiche». Lo ha detto il sindaco di Macherio, Maria Rosa Redaelli, commentando l’arresto dei due presunti terroristi di Macherio. Il centro culturale Pace, in via Toti, nella frazione Bareggia di Macherio, da tempo infatti era al centro di numerose controversie. Tempo fa era stata emessa un’ordinanza che vietava l’ingresso a più di cinque o sei persone per volta, in modo da impedire che il luogo si trasformasse in una sala di culto. Ma contro questa disposizione era stato presentato un ricorso e il Tar lo aveva parzialmente accolto estendendo a 15 il numero di individui ammessi nell’edificio. Anni fa invece gli abitanti della frazione avevano organizzato una raccolta di firme contro l’eventuale apertura della moschea.