Maroni: "'Ndrangheta, business da 45 miliardi"

Il ministro dell'Interno in Calabria: è una straordinaria potenza economica che investe, fa innovazione, condiziona i mercati e conta su una componente militare di controllo del territorio, vogliamo colpire il patrimonio dei boss

Catanzaro - "Quarantacinque miliardi di euro: è questo il fatturato annuo della ’ndrangheta Spa. Quasi tre punti di Pil". È il dato fornito dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervenendo al convegno su sviluppo e sicurezza promosso a Catanzaro da Confindustria. Una fotografia del business della criminalità organizzata impietosa, quella che fa il ministro.

Straordinaria potenza economica "È tale - ha aggiunto Maroni - il contesto in cui si muovono le forze dell’ordine: una straordinaria potenza economica che investe, fa innovazione, condiziona i mercati e che può contare anche su una componente militare di controllo del territorio, intimidazione. Ma non è solo questo, la ’ndrangheta è diversa dalle altre perché ci sono le ’ndranghete e per questo l’attacco deve essere attuato in modo diverso da quello che si porta avanti contro le altre consorterie. Credo che nell’ambito delle forze dell’ordine e della magistratura tutti sappiano fare bene il loro mestiere. In Calabria proprio di recente sono stati messi a segno colpi molto forti con arresti di latitanti e smantellamento di situazioni criminose con connessioni anche nel mondo delle amministrazioni".

"Colpire i patrimoni dei boss" L’attacco vero alla criminalità organizzata "che può segnare la svolta" è l’attacco ai patrimoni, dice Maroni. "È l’insegnamento di Falcone ed è quello che abbiamo iniziato a fare con il pacchetto sicurezza che prevede norme più rapide ed efficaci per la confisca e la messa a disposizione dei beni".

"Espellere chi non denuncia il pizzo" L’iniziativa di Confindustria Sicilia di espellere chi non denuncia il pizzo "è la strada giusta...", il ministro dell'Interno non ha dubbi sul ruolo che possono giocare le imprese e loro associazioni. "Dobbiamo coinvolgere le imprese - ha aggiunto il ministro Maroni - per respingere l’attacco della criminalità. Chi denuncia il pizzo non lotta solo per non pagare, ma combatte una criminalità che vuol far passare l’idea che è in grado di garantire la sicurezza. Così non è".

Gioia Tauro porto della droga Il ministro punta poi dito sul porto di Gioia Tauro, la porta d’ingresso della droga utilizzata dalla ’ndrangheta "scelta come referente dai cartelli colombiani per il traffico di stupefacenti. Sui 45 miliardi di euro di fatturato della criminalità organizzata - ha specificato Maroni - il 60% viene dal narcotraffico". Al riguardo Maroni ha rivolto un invito al presidente della Regione, Agazio Loiero, e a quello di Confindustria Calabria, Umberto De Rose, a "fare una riflessione insieme per focalizzare quali iniziative sono da prendere sul Gioia Tauro".