Maroni: "Quella strage di camorra è terrorismo"

Eccidio di Castelvolturno, il ministro dell’Interno al Senato parla di "guerra civile" e chiede che si riducano i benefici per chi è accusato
di mafia. La Russa rettifica: "È guerra tra bande". Ed è scontro

Roma - I camorristi hanno dichiarato una «guerra civile» contro lo Stato e la strage di Castelvolturno è stato un «atto di terrorismo». Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, durante la sua audizione a Palazzo Madama dipinge uno scenario allarmante della carneficina di extracomunitari compiuta dalla camorra. Parole forti. Tanto forti da suscitare qualche perplessità nel ministro della Difesa, Ignazio la Russa, che corregge Maroni perché, spiega, le sue parole sembrano attribuire una patente «di importanza extracriminale alla camorra». Meglio dunque per La Russa parlare semplicemente di «guerra fra bande». La correzione però non va giù al titolare del Viminale, preoccupato che il governo appaia diviso su un tema chiave come quello della sicurezza. Tanto preoccupato da chiamare il premier, Silvio Berlusconi, lamentandosi per le puntualizzazioni che arrivano troppo spesso dalla Difesa nei confronti del suo operato e manifestando la volontà di porre un problema politico se dovesse di nuovo accadere.

È toccato quindi a La Russa smorzare i toni per ricomporre i rapporti il Viminale. «Con Maroni c’è sempre stata sintonia: abbiamo la stessa analisi del fenomeno e condividiamo la soluzione. -assicura La Russa- C’è solo stata una diversità nella scelta delle parole». Tra me Maroni, scherza La Russa, il solo motivo per litigare è il derby Milan- Inter.
Per quanto riguarda le misure sul fronte della sicurezza al Senato Maroni assicura che il governo non è rimasto con le mani in mano. «Il consiglio dei ministri ha già approvato nuove misure urgenti per contrastare criminalità organizzata e immigrazione clandestina - spiega il ministro - disponendo fra l’altro l’invio di 500 militari nelle zone particolarmente colpite dall’emergenza criminale». Si tratta di un reggimento di Parà della Folgore che arriva da Siena e presidierà la zona che va da Baia Verde a Castelvolturno. Nella sua relazione il titolare del Viminale ha fatto notare che la Procura di Napoli ha contestato all’unico arrestato, Alfonso Cesarano, il reato di strage con finalità di terrorismo. Inevitabile perché, spiega il ministro, la strage «apre nuovi scenari inquietanti» che saranno affrontati con tutti i mezzi a disposizione «inclusi i servizi segreti».

Ingeneroso poi accusare le forze di polizia «adombrando una mancanza di controllo nei confronti di Cesarano che era agli arresti domiciliari». Difficilissimo operare in quelle zone, osserva Maroni, visto che «nel solo comune di Castelvolturno vi sono 118 persone agli arresti domiciliari». Secondo Maroni semmai la responsabilità è di chi concede con troppa facilità benefici ed arresti domiciliari e proprio in questo senso ha rivolto un appello al Parlamento affinché studi un’iniziativa «che porti una riduzione dei benefici e degli arresti domiciliari per chi è accusato di mafia» Appello prontamente accolto dal Guardasigilli Angelino Alfano pronto a valutare possibili interventi legislativi.

Dunque il responsabile del Viminale sembra dare credito a quella che era stata la prima ipotesi. Una strage firmata dai un gruppo di camorristi per garantirsi il predominio criminale sui traffici in quel territorio, dove si è creato un vuoto di potere dopo l’arresto di Domenico Bidognetti. Nel loro mirino quindi sono finiti gli extracomunitari che, in quella zona, gestiscono traffici di droga e prostituzione.