Maroni: "Rimpatrio immediato per chi sbarca a Lampedusa"

Prosegue l'emergenza immigrazione. Il ministro dell'Interno: "Subito sull’isola un centro per le espulsioni". Ma
sul pattugliamento delle coste libiche è scontro con La Russa

Roma - Centinaia di clandestini continuano a sbarcare a Lampedusa e il ministro Roberto Maroni vuole la linea dura con la Libia, dalle cui coste partono i barconi carichi di immigrati. «Si deve sapere - dice - che chi sbarca a Lampedusa sarà rimpatriato entro pochi giorni direttamente dall’isola». E il responsabile del Viminale annuncia che entro gennaio partiranno i pattugliamenti delle coste libiche, decisi con l’accordo del 2007 fra ministeri dell’Interno di Tripoli e di Roma.

Maroni replica duramente al collega della Difesa, Ignazio La Russa, per il quale è inutile fare la voce grossa con Gheddafi. «Lui è più fortunato di me - sottolinea a Radio Padania -. Io non sono in qualche spiaggia nei mari tropicali, ma sono in Padania. Ho voluto rimanere qui proprio per affrontare eventuali emergenze e quella di Lampedusa è un’emergenza».

La prima misura, per Maroni, è quella del rimpatrio immediato: chi arriva sull’isola non sarà poi trasferito in altri centri d’Italia ma resterà lì per essere rimandato a casa nel giro di pochi giorni. «Ho dato disposizioni - spiega il ministro - per attivare un centro idoneo al riconoscimento e all’espulsione». Oggi o domani, secondo Maroni, ci saranno i primi voli di rimpatrio.

Quanto agli accordi con la Libia, La Russa sostiene che l’Italia per prima «è in difetto», visto che il Parlamento non ha ancora reso definitivo l’accordo bilaterale siglato lo scorso agosto con Gheddafi. E il ministro dell’Interno spiega che la ratifica da parte del parlamento riguarda il patto di amicizia firmato da Silvio Berlusconi e dal colonnello libico il 30 agosto, mentre il pattugliamento delle coste con 6 motovedette messe a disposizione dell’Italia è già previsto da un’intesa fra ministero dell’Interno libico e italiano del 29 dicembre 2007. «Ho grande stima, amicizia e collaborazione con il ministro La Russa - aggiunge Maroni- ma non credo che ci si debba basare sulle sue affermazioni. La soluzione con la “S” maiuscola della questione sbarco di clandestini a Lampedusa c’è, è scritta, ed è il pattugliamento delle coste libiche. Noi siamo pronti per attuare il pattugliamento, attendiamo l’ok delle autorità libiche. Non sono tanto d’accordo che bisogna mettersi nella mentalità di qualcun altro, tant’è vero che abbiamo fatto e continuiamo a far pressione». Maroni, comunque, si dice ottimista e ricorda che in queste ore una delegazione del governo italiano sta discutendo con i libici. «Ho avuto assicurazioni dal ministro degli Esteri, Franco Frattini che i pattugliamenti partiranno a gennaio».

Se le cose cambieranno con l’arrivo del 2009, secondo il ministro «potremo dire addio agli sbarchi a Lampedusa». Una questione «molto evidente sul piano mediatico ma non così consistente sul piano numerico», riconosce il ministro, pur rendendosi conto che può rappresentare un segnale importante.

Per l’opposizione, c’è poco da essere ottimisti. Il governo è «in evidente stato confusionale», attacca Jean-Leonard Touadi del Pd. E Roberto Di Giovan Paolo aggiunge che servono accordi di cooperazione e sviluppo con i Paesi del Maghreb e dell’Africa subsahariana. Il leader dell’Udc, Lorenzo Cesa, chiede che il governo riferisca in aula, «ad una sola voce», sulla politica per l’immigrazione. Che, per lui, esige «un ripensamento».