Maroni: "Rom, impronte digitali anche ai minori"

Il ministro dell'Interno contrario al piano dei ministri Carfagna e Sacconi per "salvare" le badanti di
ultrasettantenni e disabili dal giro di vite. Controlli nei campi rom, "ma non è una schedatura etnica"

Roma - "Non mi appartiene la doppia morale di chi fa l’intransigente con i pubblici poteri e poi per sè chiude entrambi gli occhi". Lo dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni commentando con i giornalisti, a margine dell’audizione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio, la proposta di un emendamento salva-badanti al pacchetto sicurezza cui starebbero lavorando i ministri Maurizio Sacconi e Mara Carfagna.

"Non esistono semi-clandestini" "Non riesco a individuare la figura del quasi-clandestino - prosegue Maroni - se uno è entrato in Italia illegalmente è un clandestino e l’unico modo per sanare la situazione e che torni nel suo Paese per poi entrare in Italia regolarmente. Sono contrario alle sanatorie e lo abbiamo anche ribadito in sede europea".

"Difficile fare distinzioni" "E poi -conclude il ministro- come si fa a distinguere tra badanti e altri lavoratori, magari il muratore che mantiene tre figli. E poi: perchè il concetto di badante vale per gli ultrasettantenni e si lasciano fuori altre fasce. Personalmente, resto contrario a qualunque forma di sanatoria".

"Rom, controlli nei campi e impronte digitali" Il ministro ribadisce che a tutti gli abitanti dei campi nomadi, compresi i minori, saranno prese le impronte digitali per il censimento dei residenti nei campi, ma assicura che "non si tratta di una schedatura etnica, bensì di una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti e per garantire a chi ha il diritto di stare in Italia migliori condizioni di vita". Nel corso dell’audizioMaroni ha ribadito che le forze dell’ordine quando andranno nei campi per effettuare il censimento saranno accompagnate dal personale della Croce Rossa italiana e dai servizi sociali dei Comuni. "Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l’accattonaggio. Non sarà certo una schedatura etnica - ha ripetuto il ministro - ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere di poter vivere in condizioni decenti. E mandare invece a casa chi non ha il diritto di stare in Italia".