Maroni: "Sarà un autunno caldo" Giggino e Ingroia: no a leggi speciali

Maroni propone nuove misure per contrastare il terrorismo urbano: "Con le norme attuali impossibili i fermi preventivi". Stanziati 60 milioni di euro per la sicurezza. Il Guardasigilli mette i distinguo: "No alle leggi speciali". De Magistris volta le spalle a Di Pietro e duetta con Ingroia: "No alla legge Reale"

"Ma quale legge Reale, erano delinquenti". Il leader della Lega Umberto Bossi punta il dito contro il Pd e contro Antonio Di Pietro e li accusa di continuare a "parlare del morto da mesi". "Per poco non veniva il morto - scuote la testa il Senatùr - così non va bene per nessuno". Proprio perché le norme vigenti non consento azioni preventive volte a contrastare una "forma inedita di terrorismo urbano", il ministro del'Interno ha proposto di adottare nuove misure. Proposta che solleva un'eco di contestazioni. A partire dal Pd e dai finiani che prendono le distanze. Anche Luigi De Magistris si scaglia contro il suo segretario di partito che ieri aveva appoggiato la proposta di varare una nuova legge per prevenire i disordini di piazza: "La legge Reale è un vecchio arnese fascista cancellato dalla democrazia, non serve resuscitarlo". A braccetto con l'ex magistrato il sostituto procuratore della Repubblica di Palermo Antonio Ingroia che definice la legge Reale "un relitto della storia".

"Un conto sono le ipotesi di arresti in flagranza differita o di ricorso al daspo anche per le manifestazioni, altra cosa è ipotizzare leggi speciali: non credo che Maroni voglia veramente la legge Reale". Anche il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma boccia la proposta di Di Pietro sottolineando come quello italiano sia "un sistema molto chiaro" e caratterizzato da una "legislazione molto democratica e progressista". Il momento, tuttavia, è caldo. Erano vent'anni che in piazza non comparivano gli idranti per disperdere i manifestanti, sotto l'assalto dei black bloc le forze dell'ordine hanno rischiato la propria vita in una forma di terrorismo urbano che non  ha precedenti nel nostro Paese. Insomma, la cieca violenza di 3mila incappucciati ha oscurato la protesta di migliaia persone che volevano solo manifestare. Maroni ammette che "le informazioni sul movimento dei violenti c’erano tutte", ma le norme di legge attuali non consentono di procedere a fermi e arresti di chi è solo sospettato di volere partecipare a violenze di piazza. Proprio per questo, Maroni proporrà al parlamento nuove misure legislative per consentire alle forze dell’ordine di intervenire con azioni di prevenzione. Poche ore prima dell'inizio del corteo i carabinieri avevano, infatti, fermato quattro anarchico-insurrezionalisti dirette a Roma in auto mentre trasportavano caschi, mazzetta, fionda, piede di porco: i quattro sono stati denunciati e rilasciati subito perché non potevano essere trattenuti. Da qui la necessità di garantire, quanto prima, nuove misure legislative come l'arresto in flagranza differita, il daspo anche per i cortei, uno specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni, maggiori tutele giuridiche per gli operatori di polizia e richiesta di garanzie patrimoniali per manifestare.

Per come sono andati fatti, Maroni spiega che da parte dei black bloc "c'era la volontà di ricreare l’incidente avvenuto a Genova". Solo grazie alle forze ordine è stato impedito che ci scappasse il morto. Non è, infatti, un mistero che da parte dei violenti c'era l’intenzione di assaltare le sedi istituzionali della Repubblica, in primo luogo Montecitorio e Palazzo Madama. Secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti in questi giorni dalla Digos, la nuova emergenza di ordine pubblico ha la sua principale fonte nell’area anarchica, largamente diffusa in Italia. Tra i violenti c’erano i romani - del centro sociale Acrobax ai Ras (Red anarchist skinheads), fino ai Fedayn della Roma - e i disoccupati organizzati napoletani. E ancora: le componenti che si rifanno all’area marxista-leninista, come i centri sociali Gramigna di Padova e Askatasuna di Torino, i Carc e i Corsari di Milano. Quello che il Viminale prevede è un autunno caldo. A partire da domenica prossima, quando il comitato "No Tav" sarà nuovamente in Val Susa per protestare. Uno dei leader, Alberto Perino, ha detto che succederà "qualcosa di brutto". Proprio per questo saranno stanziati 60 milioni di euro per garantire maggiore sicurezza nel Paese.

"Ci sono leggi ordinarie usiamo quelle". E' il refrain del centrosinistra. Dal pd Anna Finocchiaro al futurista Benedetto Della Vedova le opposizioni contrastano con la proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni di varare "una nuova legge Reale bis" per "prevenire" le violenze". Proposta che il sindaco di Napoli respinge nonostante l'apertira di Di Pietro. "Piuttosto si rischia di cancellare una protesta piena di contenuti menttendola solo sul piano dell'ordine pubblico - spiega De Magistris in una intervista al Manifesto - la violenza non può essere la scusa per cancellare i problemi proposti dagli indignati". I disordini di sabato pomeriggio hanno, in qualche modo, oscurato il lancio del movimento nazionale di Giggino che aveva sostenuto moralmente la lotta degli indignados. Una sorta di primavera araba che il sindaco di Napoli voleva per il Sud Italia. "Non voglio giudicare il lavoro delle forze dell'ordine - spiega - però, da sindaco, dico attenzione a criminalizzare il dissenso".