Maroni: "Sono stato colpito da fatwa incomprensibileCon Bossi nessuno scontro"

Dopo il veto (poi ritirato da Bossi) di partecipare alle manifestazioni della Lega, Maroni ricostruisce l'accaduto. Le prossime amministrative? "Se il Pdl sosterrà Monti, noi andremo da soli"

"Sono stato colpito da una fatwa incomprensibile. Che cosa c’è di peggio di non poter incontrare i propri militanti, il popolo?". Una fatwa. Con questo termine Roberto Maroni, ospite di Che tempo che fa, definisce la censura subìta dal suo partito e il veto a partecipare alle manifestazioni della Lega. Veto poi ritirato dal Umberto Bossi. 

"Tutto è bene quel che finisce bene: da domani ricomincerò a fare quello che ho fatto sempre, spiegare ai militanti il nostro progetto", ha aggiunto il deputato della Lega, il quale però, alla domanda di Fazio, che gli chiedeva se veramente pensasse che fossero terminati i dissensi interni, ha risposto: "Non lo so, spero di sì, non è la prima volta che mi succede questa cosa ma spero sia finita perché abbiamo il grande compito di affermare il nostro progetto senza litigi o beghe".

Poi l'ex ministro dell'Interno ha ricostruito la vicenda, spiegando che "è successa una cosa strana. Ho ricevuto una telefonata che mi annunciava che non avrei più potuto incontrare i militanti della Lega. Mi sono sentito duramente colpito da una sanzione che non comprendevo. Ho scritto tutto il mio rammarico. Evidentemente non sono molto simpatico ai piani alti".

"Mi sono commosso per i segnali di affetto ricevuti, la base ha reagito con affetto, in sei ore ho ricevuto 200 inviti a partecipare ai comizi - ha aggiunto Maroni -. Poi Bossi ha deciso di ritirare un provvedimento che ritengo ingiusto". Umberto Bossi che, ha continuato Maroni, "nella telefonata mi ha detto che non sapeva" del divieto.

"Condivido la richiesta di fare il congresso arrivato con forza dalla base e dai militanti che mi esprimevano affetto. Il congresso è una via importante e giusta perché è la via della democrazia interna", ha spiegato Maroni, che poi ha aggiunto che "non sta a me convocarlo. È importante la democrazia in un partito, la Lega è un partito democratico, quindi condivido la richiesta del congresso".

Per quanto riguarda gli schieramenti alla prossime elezioni amministrative, Maroni ha fornito la sua idea: "La mia opinione personale è che, se il Pdl continuerà a sostenere a Roma il governo Monti, la Lega dovrà andare da sola alle elezioni amministrative. Io però sono un semplice deputato, quindi decideranno gli organi del partito".

E a proposito del governo Monti, Maroni non ha dubbi sul suo giudizio: "Lo contestiamo per le cose che ha fatto: ha sostituito equità-crescita-rigore, che erano le parole d’ordine, con tasse-tasse-tasse. E poi proposte sull’immigrazione, lo ius soli, una specie di indulto... tutte cose per noi negative".

Poi ha rivendicato che la "Lega è l’unica opposizione: l’Idv non è opposizione, perché‚ ha votato la fiducia al governo, anche se è contraria a tanti provvedimenti. Svolgiamo un ruolo fondamentale per una democrazia, quello di rappresentare l’opposizione".

Infine, Maroni ha commentato la notizia dei fondi della Lega in Tanzania e ha detto: "Non conosco i motivi, abbiamo chiesto spiegazioni perché le risorse non sono utilizzate per le sezioni per far politica".

Insomma, Maroni non ha dubbi: "La Lega è la mia casa, è il mio partito da sempre e spero per sempre. Sono certo sarà così". E ha dato appuntamento a domenica 22 gennaio alla manifestazione del Carroccio a Milano".