Maroni: "Vacanze vip? Non ho vinto all’Enalotto"

Centrodestra tra rabbia e ironia sul caso Fini. Cicchitto: "Il caso Caliendo insegna. Il giustizialismo, di destra o di sinistra, è cattivo consigliere". Capezzone: "Ogni giorno che passa senza che si dimetta è negativo per lo stesso Fini e i suoi"

Lo sbarco alleato. La raccolta di firme del Giornale per (cercare di) mandare Gianfranco Fini a casa marcia implacabile come una corazzata. Nel frattempo Berlusconi battezza il porta a porta d’agosto, la mobilitazione popolare contro i disfattisti di Futuro e Libertà. L’elettorato tradito esulta per la resa dei conti augurandosi che sia «Finita» per davvero. Proprio come qualche politico che comincia a levarsi i sassolini. Tra questi il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «Già si è visto sul caso Caliendo che un eccesso di distinzioni fatto in nome di una sorta di giustizialismo di destra, subalterno a quello di sinistra, porta chi lo pratica in un pericoloso vicolo cieco. Anche l’andamento della vicenda riguardante il presidente Fini dimostra che il giustizialismo è proprio un cattivo consigliere. Per questioni che presentavano anomalie simili a quelle che emergono in questa vicenda, infatti, il centrosinistra e alcuni finiani hanno sistematicamente richiesto le dimissioni, in alcuni casi ottenendole».

Ci va ben più pesante il portavoce del Pdl Daniele Capezzone che, tra l’altro, tiene a sostenere l’iniziativa del nostro direttore: «Ogni giorno che passa senza l’annuncio delle sue dimissioni da Presidente della Camera, a questo punto, sarà un giorno negativo per lo stesso Fini e il suo gruppo, come testimoniano le dichiarazioni imbarazzate e imbarazzanti dei suoi luogotenenti. Converrebbe in primo luogo a lui un passo indietro, sia pure in extremis». «E non si tratta tanto e solo della mancata chiarezza - continua - intorno alla vicenda della casa monegasca (tema che assume valenza speciale in relazione alla pretesa di Fini di ergersi a paladino della legalità, con relative richieste di dimissioni avanzate dai suoi nei confronti di altri in circostanze meno gravi), ma anche e soprattutto della curvatura faziosa che Fini ha inteso dare alla sua funzione di Presidente della Camera. Un Fini che si sentiva a disagio a partecipare alle manifestazioni elettorali del Pdl, ma che ogni giorno interveniva, o faceva intervenire i suoi, contro il Governo, contro la maggioranza e contro il Pdl, trasformando il seggio più alto di Montecitorio nella sede di un capocorrente. Mai si era e si è vista tanta faziosità da parte del presidente di un ramo del Parlamento. Tutto ciò non è accettabile, e fa bene, fa benissimo il Giornale di Vittorio Feltri a dare voce alle ragioni e ai sentimenti dei cittadini. E da cittadino, prim’ancora che da dirigente politico, anch’io sostengo l’iniziativa.

Il ministro Maroni gira attorno neanche troppo diplomaticamente: «Sono in vacanza nel golfo dell’Asinara, roba per gente comune, qui i famosi non ci vengono. Non ho vinto all’Enalotto io, non posso permettermelo». Il ministro intervistato da Maria Latella sul settimanale «A» in edicola domani, si lascia sfuggire la battuta, ma si dice amareggiato dagli scandali che hanno screditato i politici. «Mi fa rabbia che si finisca tutti nel calderone. Il cittadino poco attento pensa che, come è successo a Scajola, tutti i ministri abbiano appartamenti comprati a loro insaputa e con vista sul Colosseo. Invece non è cosi». Il senso è che «Nella Lega siamo attenti al principio per cui se fai politica non puoi farti gli affari tuoi. Non tutti i partiti lo fanno». E aggiunge: «Se mia moglie vincesse due miliardi all’Enalotto e non me lo dicesse, ci rimarrei male. Comunque, per quanto riguarda Elisabetta Tulliani, sarà facile verificare chi ha vinto alla lotteria e che cosa. E se ci fosse stato un intermediario gli consiglierei di comparire. Serve massima trasparenza». «Non sono contento di andare alle elezioni- chiude - ma se i finiani dovessero ancora votare come l’Udc allora significherebbe che sono passati dall’altra parte. Non ci sarebbe altra scelta. Da quando c’è Berlusconi, per fortuna, il premier lo scelgono gli italiani, non i giochi di potere».

Infine il senatore del Pdl Achille Totaro, polemizzando con il vicepresidente della Commissione antimafia Fabio Granata, fa notare che sullo scandalo di Montecarlo «l’uso abnorme di un patrimonio di una comunità ha umiliato e offeso migliaia di militanti». «E poi - aggiunge polemico - è più quanto Fini ha avuto dal popolo e dai dirigenti di Alleanza nazionale che non il contrario. Con le menzogne e il servilismo si arriva poi alle degenerazioni di cui il caso Montecarlo è solo un esempio. Servirebbe un po’ di pudore dopo tanta vergogna».