Maroni: Veltroni sul razzismo lascia allibiti persino i suoi

Il ministro dell’Interno: «Il leader Pd fa allarmismo invece di pensare ai problemi della gente. Noi preferiamo occuparci di sicurezza»

da Roma

Il gioco sembra: «Chi strizza l’occhio a chi?». Al leader del Pd, che accusa il governo di strizzare l’occhio all’ondata di razzismo per cercare consenso, risponde duramente il ministro dell’Interno: «Veltroni e la sinistra - dice Roberto Maroni - da anni strizzano l’occhio solo ai pregiudizi nei nostri confronti, non riescono a liberarsene. Noi strizziamo l’occhio solo alla sicurezza». Per completare il giro, arriva la controreplica di Rosa Calipari del Pd: «L’esecutivo si limita a strizzare l’occhio ai problemi, facendo solo proclami sulla sicurezza».
In realtà, non ha proprio i toni del gioco la dichiarazione di Maroni. Per il ministro «gli episodi di razzismo ci sono, ma si tratta di episodi isolati». Nessuna emergenza, dunque e il governo vuole colpire i responsabili di questi fatti, «ma anche chi cerca di strumentalizzarli per dare addosso alla Polizia o ai Carabinieri e far passare per vittima chi vittima non è, e mi riferisco alla cittadina somala fermata a Ciampino».
Ai microfoni di Radio Padania il titolare del Viminale aggiunge che alcuni parlamentari del Pd, che hanno partecipato lunedì alla conferenza economica, «sono rimasti stupefatti perché Veltroni non ha detto nulla sull’economia, sui problemi della gente, sulla crisi dei mutui, ma ha fatto solo un lungo monologo contro Berlusconi». L’insistere del leader dell’opposizione sulle preoccupazioni di fascismo e autoritarismo, secondo Maroni, ha lasciato «allibiti» anche compagni di partito di Veltroni, che «si aspettavano parlasse dei problemi concreti che affliggono in questi giorni la gente». Di questi problemi, insiste il ministro, la maggioranza se ne occupa, mentre «dall’altra parte c’è solo allarmismo». E per lui, la gente non ne può più di questo «modo di fare politica». Secondo Maroni la sinistra «sta facendo una battaglia contro la storia, sta parlando una lingua diversa, ha pensieri diversi da quelli della gente comune. Dalle terrazze di Roma si vede un mondo diverso da quello che si vede nelle periferie delle nostre città». Non che la prospettiva di sconfitte politiche per l’opposizione dispiaccia al ministro, però lo preoccupa un aspetto: «Questo può dar vita ad atteggiamenti estremistici come purtroppo stiamo rilevando in alcune realtà».
Più tardi in Parlamento, di fronte al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza), Maroni affronta ancora i problemi dell’immigrazione e il rischio razzismo, ribadendo che non si tratta di un’emergenza, ma di casi slegati tra loro. E giovedì potrebbe esserci una sua informativa alla Camera sugli ultimi episodi.
Tra le critiche per la politica su sicurezza e immigrazione una ha colpito di più il ministro. «Ho lo stomaco forte e digerisco anche i sassi - spiega - ma l’attacco che mi ha dato più fastidio è stato quello di Famiglia Cristiana: non per il merito, ma perché mia madre ne è, o almeno ne era, una lettrice e mi ha telefonato in lacrime per raccontarmi quello che era successo e per confortarmi».
Alla radio il ministro parla anche di «lotta senza quartiere» alla camorra, assicurando che se sarà necessario saranno inviati altri poliziotti nella provincia di Caserta. La musica è cambiata rispetto al passato: «Toglieremo l’acqua a questi pescecani». Sui nuovi sbarchi d’immigrati a Lampedusa Maroni dice che il 99,9 per cento dei clandestini parte dalla Libia che, per adesso, non assicura i maggiori controlli promessi.