Maroni: «La vera battuta? Mille euro al mese per tutti»

L’ex ministro del Lavoro: il salario minimo aumenta i prezzi e penalizza le imprese. Il Nord? Non si compra con un ministero

nostro inviato a Cernobbio (Como)

All’intrepido esploratore bianco Walter Veltroni, avventuratosi da qualche giorno con il suo pullman verde nei misteriosi e - specie a lui - del tutto sconosciuti territori della Padania, gli «onori di casa» li ha fatti Roberto Maroni, ospite ieri del 9° Forum della Confcommercio di Villa D’Este, a Cernobbio. E lo ha fatto assestandogli tre sonore randellate verbali.
«Una meschina polemica destinata a lasciare il tempo che trova» è stata definita dal capogruppo della Lega alla Camera la canea montata a sinistra sulla risposta data da Silvio Berlusconi a una giovane precaria, invitata a risolvere i suoi problemi sposando un milionario. Non è invece «nemmeno una battuta elettorale», in quanto «sbagliata», la genialata uscita dal cilindro veltroniano proprio in risposta al dramma dei precari: ovvero un salario garantito di mille euro per tutti. Infine, replicando all’uscita di Ualter, che per ingraziarsi i veneti aveva promesso loro, in un suo ipotetico governo, un dicastero concesso pro quota, come fossero dei panda o delle minoranze etniche da proteggere, Maroni ha ricordato che «la società del Nord non si compra con un ministero. Forse succederà in altre regioni, non certo da noi».
Ma l’ex ministro del Lavoro, che all’arrivo a Cernobbio ha condiviso l’allarme recessione lanciato dalle sponde del Lario dalla Confcommercio - «del resto questi sono i numeri, questa è la conseguenza delle politiche fallimentari del governo Prodi», ha detto - non si è limitato alle uscite polemiche. Anzi, ha incalzato il leader del Pd proprio sul dramma del precariato. Fornendo invece, al posto delle parole, una ricetta concreta.
Dopo aver premesso che quella dei mille euro, «se fosse una battuta, sarebbe anche divertente ragionarci sopra», Maroni ha precisato che «purtroppo no, non lo è. È soltanto la risposta sbagliata a un’esigenza vera. Una risposta sbagliata perché dare a tutti quella retribuzione significherebbe aumentare il costo del lavoro, penalizzare le imprese, creare maggiore inflazione e non aumentare di fatto il salario reale, dal momento che così facendo aumenterebbero i prezzi». Con il risultato, ha aggiunto, di rendere il povero precario «cornuto e mazziato», in quanto illuso di avere più soldi in busta paga, mentre in realtà se ne ritrova di meno.
«Quello che invece proponiamo noi - ha detto Maroni illustrando la proposta contenuta nel programma del centrodestra - è di detassare l’aumento contributivo (per esempio straordinari e incentivi, ndr) legato all’aumento di produttività. Perché di pari passo con quest’ultima, ma soltanto in questo modo, possono migliorare da un lato la crescita del sistema e dall’altro il potere reale dei salari. Quella lanciata dal leader del Pd - ha aggiunto l’esponente della Lega - è invece una soluzione non solo demagogica, ma anche e soprattutto dannosa».
E un motivo c’è, dice Maroni, se Veltroni si trova ora a questo punto, ovvero al livello delle battute, più o meno azzeccate e divertenti che siano. «Il fatto è che ormai ha il fiato corto, non ha più argomenti, né frecce al suo arco. E questo si legge del resto nei sondaggi, che dimostrano tutti come il Partito democratico non solo non sia in quella fase di rimonta di cui parlano i suoi leader, ma stia addirittura arretrando nelle intenzioni di voto degli italiani». Quindi, ha aggiunto in risposta a chi gli chiedeva un parere circa l’ipotesi di un accordo post elettorale di larghe intese, «per noi la prospettiva è assolutamente tranquilla».