Marra sembra disprezzare il suo pubblico

<strong>LA CRITICA DI MAURIZIO CABONA</strong> L'errore di Marra? Aver ideato un film da festival e realizzato un film-tv. Ogni situazione, ogni stato d'animo viene da lui esplicitato come se pensasse di non saper dirigere gli attori o che lo spettatore, specie se televisivo, non meriti quel che lui gli racconta

Terzo film italiano in concorso alla Mostra è stato ieri L'ora di punta di Vincenzo Marra, che ha il secondo titolo strano, dopo Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi. Nella vicenda di Marra nulla lo spiega e questo non è indice di lucidità del regista e sceneggiatore, giunto alla Mostra dopo Vento di terra, molto considerato da alcuni critici. Credenziale dilapidata dopo quello che hanno detto gli stessi critici alla fine dell'Ora di punta: «Il film di Marra ha rivalutato il film di Franchi!».

Roba da sprofondare, con le stroncature di Nessuna qualità agli eroi una settimana fa...

Errore principale di Marra: ideare un film da festival e realizzare un film-tv. Ogni situazione, ogni stato d'animo viene da lui esplicitato, come se pensasse di non saper dirigere gli attori o che lo spettatore, specie se televisivo - il film è oggi nelle sale, ma un giorno sarà sulle reti Rai - non meriti quel che lui gli racconta.

L'ora di punta ha poi l'aria di essere stato tagliato in montaggio, tanto è sbrigativo il passaggio del personaggio principale (interpretato da Michele Lastella) da zelante guardia di finanza xenofoba, che s'accanisce sui bottegai cinesi, devoto alla madre vedova, a gelido seduttore di una ricca e matura signora francese (Fanny Ardant), quindi a corrotto imprenditore e finanziatore del centrodestra. Tutto avviene in pochi mesi: gli abiti degli attori e dei passanti sono della stessa stagione.

Inoltre i personaggi marginali sono stereotipi: la buona e onesta fidanzata (Giulia Bevilacqua) del traviato milite (Michele Lastella), per esempio, è la copia della buona e onesta fidanzata del mafioso del Dolce e l'amaro di Andrea Porporati, visto alla Mostra tre giorni fa: come lei fa perfino l'amore nella vasca da bagno. Inoltre Marra spreca la fotografia di Luca Bigazzi in continui primi piani, anch'essi molto televisivi. E poi c'è un'incongruenza del soggetto: un opportunista cercherà appoggi politici nella maggioranza, non nell'opposizione! Né l'ambientazione rimanda indietro nel tempo: auto, relative targhe e telefonini sono recenti. Quanto al «comandante» della Guardia di Finanza, più corrotto ancora dei subordinati, potete immaginare a chi si alluda...

Nella deludente giornata di ieri rientra anche il film-sorpresa, che è tale solo perché non rivelato fino all'altroieri. Infatti la pellicola di Shentan (Investigatore pazzo) di Johnnie To e Wai Ka-fai era al Lido ben prima che la Mostra cominciasse. Trucchetti... Comunque, poiché To aveva firmato polizieschi notevoli, si sperava in lui. Lavorando in coppia con Ka-fai, ha invece ideato un pastrocchio fra il poliziesco e il parapsicologico, con fantasmi visibili solo a un ispettore chiaroveggente e stravagante. Più stravagante che chiaroveggente, anzi.