Marrazzo, un’altra promessa disattesa

Dopo aver promesso, in piena campagna elettorale, di completare la linea Orte-Civitavecchia nei primi cento giorni di governo, Marrazzo si è rimangiato tutto. La linea, a suo dire, non sarebbe adatta al trasporto merci. Dunque, si continuerà a utilizzare lo snodo di Roma. Penalizzando il porto di Civitavecchia e, in particolare, le acciaierie ternane costrette a un giro tortuoso (165 chilometri contro 86) e soprattutto costoso (650 euro contro 190) per trasportare le merci al mare. Per ristrutturare la ferrovia, interrotta nella tratta Capranica-Civitavecchia dal 1961 e chiusa dal 1995, sono già stati spesi 200 miliardi. Altri 123 sono stati stanziati, senza mai essere stati spesi in realtà, nel 1998. La chiusura della linea conviene solamente a Rfi. La spa che gestisce la rete ferroviaria italiana, infatti, riscuote pedaggi a seconda dei minuti di permanenza del convoglio sui binari. Paradossalmente ha interesse a diminuire la velocità di percorrenza per far pagare di più. «È come se per andare da Roma a Milano “Autostrade” mi obbligasse a passare per Reggio Calabria», spiega Gabriele Pillon del Comitato ferrovia Civitavecchia-Orte.