Marrazzo bifronte: si accorda per i soldi ma tira calci alle Asl

Arriva il sub-commissario che dovrà affiancare Marrazzo nell’opera di risanamento dei conti della sanità laziale. L’ufficializzazione della nomina del dottor Mario Morlacco c’è stata nella riunione del Consiglio dei ministri di ieri. Ovviamente il governo ha fatto un capolavoro di abilità diplomatica nel non far apparire l’affiancamento come un’imposizione dall’alto. Nei comunicati ufficiali si leggono formulette del tipo «di intesa»; è stato precisato che Marrazzo era stato invitato a Palazzo Chigi per l’occasione; lui stesso ha dato la notizia alle agenzie precisando che la nomina del sub-commissario «è stata una proposta del governo, dei ministri competenti che io ho condiviso» e che «si tratta di una persona competente al quale auguro buon lavoro e che incontrerò nei prossimi giorni. Morlacco ha svolto funzioni nella sanità della Regione Puglia, ma anche in ambito nazionale, delle regioni e della politica del farmaco».
Insomma, un vero e proprio esercito di «indoratori della amara pillola» concretizzatasi nella necessità di mettere sotto tutela il commissario ad acta Marrazzo. Già. Perché la verità - anche se può dar fastidio - è quella dettata dalla logica e dal buon senso: se Marrazzo, con i suoi provvedimenti avesse centrato gli obiettivi di risanamento fissati dai tecnici del ministero dell’Economia, non sarebbe stato necessario nominare un sub-commissario. Se questo è avvenuto, vuol dire che il commissario Marrazzo, almeno da solo, non ce la fa a far quadrare i conti della sanità nel Lazio. Ma c’è di più. Nella vicenda delle cinque regioni «spendaccione», il governo ha avuto nei confronti del Lazio una particolare benevolenza e, soprattutto, una pazienza infinita: è stata addirittura cambiata la legge che vietava di nominare commissario ad acta il presidente o un qualsiasi assessore della giunta «sotto controllo». E poi il piano di rientro del deficit è stato rispedito al mittente diverse volte.
Di fronte a una così ampia disponibilità da parte del governo, che ha anche accolto la richiesta del sindaco di Roma Alemanno di facilitare lo sblocco dei 5 miliardi di euro destinati al Lazio, Marrazzo dovrebbe assumere almeno un atteggiamento di collaborazione, se non addirittura di gratitudine. Invece, il sorriso di compiacimento lo sfodera solo quando si parla di soldi che deve avere. Per il resto, non esita a dare l’ok ai suoi sostenitori del Pd, nel perseverare negli errori; come la proposta di legge Battaglia, di qualche giorno fa, approvata in commissione con l’unico scopo di prorogare i direttori generali delle Asl che altrimenti sarebbero decaduti. Un atto di vera e propria arroganza politica che non tiene conto delle sentenze della Corte costituzionale sullo spoil system e delle decisioni del Consiglio di Stato. Un fatto, quest’ultimo, che oltre a essere bocciato dalla suprema magistratura, aveva contribuito ad aumentare il deficit della sanità del Lazio, con la successiva approvazione della leggina che prevedeva cospicui rimborsi ai manager al posto del loro reintegro. Intanto il prossimo 15 novembre è fissato un tavolo tecnico per verificare di nuovo il raggiungimento degli obiettivi al quale è subordinato lo sblocco dei fondi stanziati dal governo. Vedremo se la nomina del sub-commissario farà il miracolo...