«Marrazzo chiarisca i rapporti con Consorte»

Claudia Passa

I centravanti della Cdl non cedono alla tentazione dei processi sommari a mezzo stampa. Ma a una domanda vorrebbero che Piero Marrazzo rispondesse: quali sono i suoi rapporti con Giovanni Consorte, presidente dimissionario di Unipol? Quale «mano» il governatore del Lazio avrebbe ricevuto dall’ex vertice della Spa bolognese, finito sott’inchiesta per la scalata alla Bnl e per il caso Antonveneta? Cosa ha spinto Angelo Piazza (Sdi), già ministro della Funzione Pubblica nel governo D’Alema, a rassicurare Consorte che sulla scalata Unipol/Bnl, nonostante i fendenti avversi di Francesco Rutelli, Marrazzo sarebbe stato «schieratissimo»?
La nuova puntata del tormentone, la cui eco è tornata ad abbattersi sulla Regione Lazio, prende spunto dalla pubblicazione di una conversazione intercettata fra Piazza e Consorte il 9 luglio scorso, quando sul Corriere Rutelli aveva duramente criticato la scalata delle Coop alla banca di via Veneto, premurandosi di segnalare l’intervista a Marrazzo e - stando a quanto riferito da Piazza a Consorte - sollecitando all’ex conduttore Rai un intervento in ragione della «romanità» della stessa Bnl. Marrazzo avrebbe rifiutato (su consiglio dell’ex ministro) di intervenire sulla vicenda. «Anche perché - dice Piazza all’ex presidente Unipol - se lo faccio parlare lo faccio parlare a favore nostro...». Consorte non sembra agitarsi: «Non succede niente Piero sa benissimo che noi rilanceremo la banca, che non si muoverà mai da Roma... (...) Poi (parola incomprensibile, ndr) può valutare chi gli ha dato una mano...». E Piazza: «No, ma stai scherzando... no, no ma lui è schieratissimo...».
Il successivo 19 luglio Marrazzo affermava: «Indipendentemente da quello che sarà l’esito della vicenda finanziaria, e nel rispetto delle regole del mercato, ritengo sia importante l’impegno espresso dal presidente di Unipol, Giovanni Consorte, affinché la Bnl, patrimonio della città e della Regione, mantenga la sua sede a Roma e possa continuare a svolgere un ruolo importante per l’economia regionale, preservando uffici e posti di lavoro». Da quel momento in poi, sulla vicenda, Marrazzo non s’è più pronunciato. Non l’ha fatto ad agosto, quando il suo nome era comparso per la prima volta nelle indiscrezioni sulle telefonate «spiate» e la Cdl aveva chiesto spiegazioni. Non l’ha fatto neppure ieri, dopo lo show-down delle chiacchierate fra Piazza e Consorte, nonostante le richieste di chiarimenti avanzate dalla Cdl.
Per Andrea Augello (An), vicepresidente del consiglio regionale, la premessa è d’obbligo: «Voglio precisare che sono contrario ai processi indiziari», e che «non ho alcuna simpatia per a chi usa in modo strumentale ed eccessivamente disinvolto le intercettazioni». Ma di fronte a quanto emerso - continua Augello - «non si può più né scherzare né tacere. Nella rendicontazione della campagna elettorale del presidente Marrazzo non risultano finanziamenti ufficiali dall’Unipol: allora a che genere di “mano” si riferisce Consorte? Che tipo di sostegno avrebbe dato un uomo d’affari e di finanza come Consorte a una campagna elettorale per le regionali? Immagino ci siano un’infinità di spiegazioni possibili: credo che Marrazzo debba sceglierne una e renderla nota».
Chiede lumi anche il capogruppo di An Fabio Rampelli: «Quella della scalata alla Bnl è una vicenda losca, che corre il rischio di trasformarsi in una nuova tangentopoli, un intrigo fra mondo politico e finanziario che, se avesse coinvolto anche attraverso una battuta telefonica un presidente di Regione della Cdl, avrebbe già scatenato l’inferno. Dunque - conclude Rampelli - l’opinione pubblica ha il diritto di sapere quale mano Consorte abbia dato a Marrazzo». A sollecitare un consiglio ad hoc è intervenuto il segretario di An nel Lazio Francesco Aracri: «Marrazzo venga a spiegare la sua posizione su questa intricata e torbida vicenda, che non può e non deve toccare le istituzioni. Il suo perdurante silenzio è inquietante. Venga in aula per spiegare la sua posizione». In serata anche il gruppo regionale di Forza Italia, «seppur sempre contrario a processi giornalistici indiziari», ha chiesto a Marrazzo «di far chiarezza in aula».