Marrazzo, il codice etico e un viaggio in business class

Lo scorso settembre, appena tornato dal viaggio in Cina, il presidente della Regione, Piero Marrazzo, definì la trasferta in terra d’Oriente - alla quale parteciparono, a spese loro, anche una delegazione composta da 108 aziende laziali, Ice e Confindustria Lazio - «una missione seria come non se ne vedevano da tempo, grazie anche al codice etico che abbiamo adottato. Tutti hanno viaggiato, ad esempio, in classe economica». Peccato che otto mesi dopo, a smentire le parole del governatore arrivi la determinazione dirigenziale A2556 del 27 luglio 2006. Una sigla burocratica per indicare il documento che elenca, voce per voce, «le spese pazze» sostenute dalla delegazione regionale durante il soggiorno cinese, e che dimostrano come quel codice anti-sprechi cui il Governatore si riferisce sia stato applicato senza rigidità.
A denunciarlo è il capogruppo regionale della Dc per le Autonomie, Fabio Desideri, che ha predisposto un’interrogazione consiliare: «C’è voluto tempo - spiega Desideri - per radunare carte che dovrebbero essere pubbliche, ma ne è valsa la pena. Il viaggio è costato al contribuente 1 milione, 12mila, 289 euro e 60 centesimi. Circa un quarto di questa cifra è stato speso per la delegazione guidata dal governatore: aereo, albergo e spostamenti. Totale: 210mila, 269 euro e 60 centesimi. Di questi, una quota è servita per la limousine con autista a disposizione di Marrazzo e dei bus Mercedes per gli accompagnatori. In albergo sono state prenotate stanze singole standard oltre a una suite». Senza contare che al termine della missione è stata approvata un’ulteriore determinazione dirigenziale per pagare imprecisati «servizi extra» per oltre 11 mila euro.
Capitolo finale riservato al «mistero» della sistemazione in aereo con relative polemiche. «Tutti hanno viaggiato in classe economica - continua Desideri - a parte un passeggero in classe business (e possiamo supporre chi) e uno in prima classe». Con tanti saluti per quell’austerity, che sarebbe stata rispettata rigorosamente anche in alta quota, sbandierata dallo stesso governatore».