Marrazzo, gnocchi da 1300 euro

Il presidente della Regione Lazio ha fatto allestire una cucina per
cenare in una villa di Roma con altri tre commensali: 323 euro a testa.
E pagano i cittadini. Il governatore: "Non conoscevo la cifra, ho pagato troppo"

Roma - Per i buchi nei conti della sanità non c’è ricetta che tenga. Per quelli allo stomaco, invece, una cenetta da 1.300 euro può aiutare a spegnere l’appetito del presidente della Regione Lazio.
E poi forse Piero Marrazzo, seduto al tavolo per quattro apparecchiato in un’antica villa capitolina, tra un bicchiere di vino e una tartina avrà parlato anche delle possibili soluzioni al deficit sanitario. Una falla che ormai nella regione amministrata dall’ex teledifensore civico di Rai3 ha raggiunto la quota astronomica di 9 miliardi di euro. Ma sulle chiacchiere di quella serata si possono solo fare supposizioni.
Di certo, a leggere la determina dirigenziale «A3748» del Dipartimento istituzionale della Regione Lazio, c’è solo il placet alla spesa. Ben 1.293,60 euro per l’«organizzazione di una cena di lavoro del Presidente per complessive quattro persone da servire il giorno 30 ottobre 2007 alle ore 20.30 presso Villa Piccolomini». Pagano i cittadini del Lazio, ovviamente. Nemmeno una parola sui commensali né sui motivi del conviviale meeting gastronomico da 323 euro a testa.
Cifre non proprio da trattoria, che guastano la digestione allo stesso Marazzo. «Ho appena letto la determina e ho dato mandato di calmierare le spese delle cene di rappresentanza. Il costo di quella cena è sicuramente eccessivo, vi ringrazio per la segnalazione», ci dice in serata il presidente. Eppure non è stato un banchetto principesco, spiega Nicola Gaudenzino, responsabile del catering di quella sera. «Abbiamo messo su - prosegue - una cena semplice: gnocchetti in bianco con guanciale croccante e un lombetto di vitello, oltre ovviamente ad antipasti e contorni». Se il conto è lievitato a livelli da Guinness il perché è presto detto. «Villa Piccolomini non ha una cucina. Così anche se la cena era solo per quattro, per preparare i piatti espressi l’abbiamo dovuta portare noi, per poi smontarla e pulirla. Ovviamente al ristorante o in una struttura attrezzata il conto sarebbe stato dieci volte inferiore», conclude Gaudenzino. Insomma, l’unico foie gras è quello dei contribuenti laziali, che scoprono di essere costretti a pagare il massimo delle addizionali regionali Irpef e Irap anche per consentire al presidente di mangiare in una «location» suggestiva, ma sfornita di fornelli.
A trovare indigesta la cena di Marrazzo è anche il capogruppo Dc in consiglio regionale, Fabio Desideri, che ricorda come la «cassa» per spese di rappresentanza del presidente ammonti a 13 milioni di euro l’anno e annuncia un’interrogazione sulla costosa tavolata: «Marrazzo predica abbattimento dei costi della politica e taglio delle spese inutili, ma nel suo viaggio in Cina ha preteso una limousine. E quando si parla di cene non bada a spese».